Finalmente! Quando ieri ho letto il nome di Salvatore Giuliano scelto dal Movimento 5 Stelle per il ministero dell’Istruzione quasi non potevo crederci. Per la prima volta nella storia della Repubblica, qualora dovesse governare Luigi Di Maio, in viale Trastevere siederà una persona che della scuola non solo parla ma la vive ogni giorno. Uno che da anni quando si alza dal letto mette pedi e testa tra i banchi, tra i problemi quotidiani dei ragazzi e degli insegnanti; uno che quando gli parlo di Gianfranco Zavalloni, di Alberto Manzi o del metodo Montessori non solo sa chi sono ma conosce quel che hanno scritto e fatto.

Certo, scusate, non siamo abituati a tutta questa competenza tant’è che La Repubblica si è affrettata a scandalizzarsi dell’affermazione di Giuliano sulla Buona Scuola che “non va abolita, ma migliorata e superata”. Ma come? I pentastellati la vogliono abolire e scelgono un preside che dice che la vuole migliorare?

Quelle di Salvatore Giuliano sono le parole che un politico abituato a prendere e buttare tutto quel che è venuto prima non avrebbe mai detto ma che sono arrivate da un dirigente scolastico che sa usare il setaccio e prendere ciò che c’è di positivo per buttare (si spera) le storture di una non riforma carente in molti aspetti. E qui dico: finalmente, per la seconda volta! Matteo Renzi si è affrettato a dire: “E’ un nostro amico. E’ un consulente della Giannini e della Fedeli. Ci ha aiutato a scrivere la Buona Scuola. Mi ha dato il suo sostegno nel 2015.

Anche su questo va fatta chiarezza. Salvatore Giuliano è stato un esperto non un consulente della Giannini e della Fedeli. Nella sostanza cambia poco ma il lasciar trasparire che abbia percepito denaro dal Governo Renzi in qualità di consulente non è corretto. Come si può vedere dalla documentazione, Giuliano era lì “a titolo gratuito salvo rimborso spese di missione fino a un massimo di tremila euro annui” (con la Fedeli non aveva diritto nemmeno al rimborso). Soldi che non ha mai preso, visto che non li mai chiesti.

Alle parole di Renzi il dirigente ha risposto così“Ho scoperto di essere stato quello che ha scritto la Buona Scuola ma non ho scritto una sola parola. Ho partecipato ai cantieri. La Buona Scuola che è uscita non è quella per cui minimamente avevo dato delle indicazioni. Scopro di essere amico di Matteo Renzi ma l’ho visto due volte in due occasioni pubbliche: ho una concezione diverse di amicizia. Non sono stato consulente e consigliere ma esperto per dare dei suggerimenti sulla formazione dei dirigenti scolastici. Riscriviamo la “Buona Scuola”.

Giuliano non nasconde nulla del suo passato e delle speranze che aveva per la riforma, tanto che insieme ad altri docenti aveva lanciato l’appello #iononsciopero in occasione della storica protesta del 5 maggio.

Speranze, appunto come quelle che avevano molti insegnanti e molti dirigenti oggi delusi come Giuliano dalla “Buona Scuola”. E magari delusi come scrive anche da un sindacato che si è dimenticato della scuola.

Sinceramente il tentativo di portare la discussione su questo piano interessa poco a me e spero a chi sta a scuola. Se Renzi, infatti, mi avesse interpellato per dare un contributo, non mi sarei tirato indietro: avrei provato come ha fatto Giuliano a dare una mano. Anzi mi auguro che il possibile futuro ministro non si faccia prendere dalla smania di buttar via il bambino con l’acqua sporca.
Per il resto contano i fatti, ha valore ciò che ha fatto questo dirigente, quello che si può toccare con mano. Lo conosco da anni: nel 2014 diventa uno dei primi cento digital champions, una rete di esperti digitale incaricati di promuovere la cultura di internet nel Paese, sul territorio.

Non è di quei dirigenti che non trovi mai a scuola e nemmeno tra quelli che s’inventano balli in stile fascista o simulano tambureggiamenti sul sedere delle loro studentesse. Non è nemmeno di quelli che abusano del loro potere chiedendo ai propri docenti di cambiare il font del carattere di un documento perché “Verdana10” è meglio di “Cambria12. Non siamo abituati ad avere uno che arriva dalle aule. Dal primo governo repubblicano ad oggi abbiamo avuto 40 ministri all’Istruzione ma mai un maestro, un dirigente scolastico, insomma uno che sta in trincea.

Semmai, un esercito d’accademici come Antonio Segni, Giuseppe Bettiol, Egidio Tosato, Gaetano Martino, Giuseppe Ermini, Paolo Rossi, Aldo Moro, Giacinto Bosco, Salvatore Valitutti, Giovanni Galloni, Sergio Mattarella, Gerardo Bianco, Francesco D’Onofrio, Luigi Berlinguer, Tullio De Mauro, Francesco Profumo, Maria Chiara Carrozza, Stefania Giannini.

Abbiamo visto giornalisti come Guido Gonella, Giuseppe Spadolini; politici di professione come Riccardo Misasi, Franco Maria Malfatti, Rosa Iervolino Russo, Fabio Mussi; magistrati come Oscar Luigi Scalfaro e ricercatori come Guido Bodrato, Giuseppe Fioroni. In viale Trastevere sono arrivati dirigenti d’azienda e imprenditori alla pari di Giancarlo Lombardi e Letizia Moratti e poi l’avvocato Maria Stella Gelmini che ha una sorella maestra (bastasse quello!). Gli unici a poter vantare qualche giorno o mese in cattedra sono stati Giuseppe Medici che insegnò per breve tempo all’istituto tecnico per geometri di Piacenza; Luigi Gui, docente per poco di storia e filosofia al liceo scientifico “Paleocapa” di Rovigo e Valeria Fedeli che, prima della lunga carriera nel sindacato, ha cominciato a lavorare come maestra di scuola dell’infanzia presso il Comune di Milano.

Finalmente (ed è il terzo che scrivo), forse, potremo avere un ministro dell’istruzione che parla la stessa lingua di chi accende o prova ad accendere una lavagna multimediale; di chi sa perché lo vive cos’è il bullismo; di chi tutti i santi giorni ci mette l’anima per appassionare Fatima e Marco alla storia, alla geografia, al piacere della lettura; di chi conosce quanto sia deleteria la burocratizzazione della scuola.

Finalmente (quarta volta) uno che l’innovazione a scuola l’ha fatta e la sta facendo. Giuliano nel 2010 ha dato vita al progetto Book in progress: una rete di scuole che usa materiali didattici sostitutivi dei libri di testo, scritti dai docenti. Sua anche l’idea di ridare vita alla Cittadella della Ricerca a Brindisi realizzando un centro di cultura e formazione, uno spazio capace di ospitare gli studenti e di collegare la scuola secondaria superiore all’Università già presente sul territorio oltre che alle aziende. E ancora il papabile ministro 2.0 ha una scuola con aule senza cattedre, colorate, digitalizzate e nelle scorse settimane ha proposto per primo in Italia una sperimentazione posticipando l’orario di ingresso a scuola alle 10.
Finalmente (quinta volta) un vero ministro dell’Istruzione!