“Caro amico, cara amica mi rivolgo a te e alla tua famiglia per chiedere il vostro voto alle elezioni del 4 marzo”. Comincia così la lettera spedita nell’ultima settimana di campagna elettorale dal segretario del Pd Matteo Renzi ai fiorentini per convincerli a votarlo nel collegio uninominale Toscana 1. In ognuna delle missive, Renzi presenta ai suoi concittadini la sua attività da Presidente della Provincia, Sindaco di Firenze (la “pedonalizzazione di Piazza del Duomo”, “le tramvie”, “l’illuminazione LED”) e poi da Presidente del Consiglio (“più crescita, più esportazioni, più turismo”), invitandoli a votare per il Partito Democratico domenica prossima. A seguire sono allegati i cosiddetti 100 punti del programma Pd e le indicazioni su come votare domenica. Le lettere hanno provocato la reazione del Movimento 5 Stelle fiorentino che, tramite la consigliera comunale Arianna Xekalos, ha presentato un’interrogazione per chiedere al sindaco Dario Nardella chi nel Pd abbia avuto accesso all’anagrafe del Comune di Firenze. Infatti su ogni lettera si legge il nome del cittadino destinatario e il suo indirizzo di residenza.

Così martedì scorso la consigliera pentastellata si è attivata e ha chiesto chiarimenti all’ufficio dei “Servizi Demografici” che giovedì ha risposto così: ogni consigliere comunale, per motivi istituzionali, può chiedere copia dell’elenco degli elettori residenti a Firenze e lo può fare anche qualunque privato cittadino specificando il motivo della richiesta. Xekalos ha quindi presentato in Consiglio comunale un’interrogazione in cui chiede al sindaco Nardella di sapere chi sia il consigliere che ha avuto accesso ai dati anagrafici del Comune e soprattutto se questo mister X abbia “rispettato il Testo Unico degli Enti Locali” facendo un trasparente accesso agli atti. Secondo il Tuel, infatti, qualunque consigliere può chiedere l’elenco degli elettori con un accesso agli atti protocollare e gli uffici preposti sono tenuti a rispondere entro 30 giorni. “Ho scritto questa interrogazione proprio per sapere se sia stato rispettato l’iter previsto dal Tuel – spiega a ilfattoquotidiano.it la consigliera M5S Arianna Xekalos – ho il dubbio che questo non sia accaduto e che qualcuno possa aver ottenuto gli elenchi con una semplice telefonata. Mi aspetto di tutto, potrebbe essere stato anche lo stesso Renzi ad averlo fatto dato che nel Comune di Firenze da quando lui è diventato Presidente del Consiglio si respira un’aria per cui le scelte sembrano essere prese da molto più in alto. Il modus operandi di Renzi è lo stesso di Berlusconi: uno chiede e ottiene, basta pensare all’assunzione in Comune della figlia del magistrato che aveva archiviato lo stesso Renzi nel settembre 2014”.

La scorsa settimana invece erano stato un altro consigliere di opposizione, Francesco Torselli di Fratelli d’Italia, a denunciare “l’ennesimo privilegio” riservato alla famiglia Renzi nel capoluogo toscano: un pass concesso alla moglie Agnese Landini per parcheggiare in tutta Firenze e transitare nelle zone a traffico limitato della città. In quell’occasione ilfatto.it aveva chiesto conto al Comune che aveva scaricato le responsabilità sulla prefettura (“motivi di sicurezza”) a cui però non risultava niente del genere. Il fatto.it ha contattato lo staff del sindaco Nardella che però non è stato in grado di chiarire la vicenda: entro 10 giorni dovrà ricevere le informazioni necessarie dall’ufficio elettorale del Comune per rispondere all’interrogazione della consigliera a 5 Stelle. Non è la prima volta che Renzi utilizza il metodo delle lettere a casa degli elettori per convincerli a votare per la sua causa. Alla vigilia del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, infatti aveva spedito ai 4 milioni di italiani residenti all’estero una lettera-spot per invitarli a votare “Sì”. In quell’occasione, come denunciò l’ex europarlamentare di Forza Italia Giuseppe Gargani, anche il “Comitato Popolare per il No” aveva richiesto al Ministero dell’Interno indirizzi di residenza, numeri di telefono e mail degli italiani all’estero ricevendo però un diniego per motivi di privacy.