Non sarà solo il caso Alitalia a slittare a dopo le elezioni. Il ministero dello Sviluppo economico ha rimandato a dopo il 4 marzo anche il dossier Termini Imerese. E questo nonostante il fatto che l’acquirente dell’ex impianto siciliano della Fiat, Blutec, sia in ritardo sui programmi, non paghi le imposte locali e, soprattutto, non abbia ancora fornito a Invitalia una rendicontazione su come è stato speso l’anticipo di 20 milioni di fondi regionali vincolati a precisi investimenti industriali ed erogati nel 2016 tramite la ex Sviluppo Italia. Una questione che si fa particolarmente scottante nel momento in cui, a meno di due settimane dalle elezioni, arriva l’ammissione di un nuovo ritardo sulla tabella di marcia. Mentre il momento della resa dei conti, con la dimostrazione puntuale di come sono stati spesi i soldi pubblici è stato rinviato a dopo le urne, da metà marzo in poi. E con essa il rischio di un contenzioso.

Eventualità che nessuno si augura. Ministero e Invitalia in testa, visto che non è un mistero che i nuovi padroni di Termini Imerese siano stati tirati un po’ per la giacchetta pur di farli scendere in campo. Non a caso a Blutec è stato concesso altro tempo nonostante le lettere del consulente del ministero di Carlo Calenda con la richiesta della documentazione contabile siano ormai datate. Ma non hanno evidentemente scosso l’azienda che fa capo a Roberto Ginatta, buon amico e socio in affari di Andrea Agnelli. Che ha promesso di fornire presto tutta la documentazione richiesta da Invitalia soltanto nell’incontro di lunedì 19 al ministero. Al quale Invitalia ha irritualmente evitato di partecipare nonostante il ruolo al delicato tavolo di concertazione. Adducendo come motivazione proprio il fatto che le verifiche sono ancora in corso.

E così il tavolo è servito prevalentemente a ufficializzare nuovi ritardi nel cronoprogramma sul riassorbimento del personale e ha “certificato” lo slittamento di un altro anno. Non certo una buona notizia visto che gli ammortizzatori sociali, rinnovati dal governo Monti in poi, termineranno a fine 2018. E costituiscono la principale fonte di preoccupazione dei sindacati. A poco bastano le rassicurazioni sulla commessa dei Doblò Fca accanto all’ipotesi di nuovi incarichi dalla Lamborghini, dalla Volkswagen e dalle Poste, che però dovranno bandire una gara d’appalto per affidare l’ordine di settemila motocicli a tre ruote dato già per certo in casa Blutec. Così l’azienda di Ginatta, che a Torino è buon amico nonché socio in affari di Andrea Agnelli, ha dovuto ammettere che al lavoro quest’anno non rientreranno al lavoro più di 250 operai su quasi 700. E per il 2019, considerata la fine degli ammortizzatori sociali? Al momento il ministero ha escluso nuove coperture, con il viceministro Teresa Bellanova che ha rimandato l’intera questione a metà marzo.

“Ci saremmo aspettati molto di più”, ha commentato il sindaco di Termini Imerese, Francesco Giunta, ha espresso la sua delusione e la preoccupazione per l’incontro:  “Non c’è finora – ha detto il sindaco – alcuna certezza e comunque si tratta di impegni per commesse che non offrono le dovute garanzie per il futuro della fabbrica”. L’ultima versione del piano nella prima fase prevedeva l’occupazione di 170 lavoratori entro settembre 2017 e il rientro di altri 80 entro la fine del 2017 quando dovevano partire l’allestimento del Doblò con motore elettrico e la produzione di moto per Poste italiane. “La Blutec ha ripresentato il progetto su Termini Imerese, ma indicando tempi più lunghi per l’avvio delle attività principali e l’ingresso di tutti i lavoratori, non più la fine del 2018 ma entro il 2019. Così facendo se entro l’anno si garantisce l’ingresso di 20 operai a marzo e altri 100 entro l’ultimo trimestre, dovranno restare in attesa per un anno 450 tute blu. I lavoratori sono stanchi di queste interminabili attese”, hanno sottolineato i rappresentanti sindacali. Svelando che anche in questa storia è stato tirato in ballo il classico partner cinese: “C’è in ballo anche una commessa con degli imprenditori provenienti dalla Cina, ma non basta siamo preoccupati di questo slittamento dei tempi per entrare a pieno regime. L’azienda ha chiesto al Ministero del Lavoro la proroga della cassa integrazione per altri dodici mesi per non lasciare scoperti i lavoratori in attesa di rientrare, ma questi ritardi non sono più tollerabili”.

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