Nel programma del Pd non ce n’è traccia e l’arduo compito di far crollare il rapporto debito/pil dal 132 al 100% in dieci anni viene rimesso interamente a crescita economica e ripresa dell’inflazione. Ma con l’avvicinarsi del voto gli appelli alla responsabilità sui conti pubblici e alla credibilità delle promesse elettorali si moltiplicano. Così Matteo Renzi, intervistato dal Sole 24 Ore, rispolvera le privatizzazioni “all’italiana”. Nome in codice operazione Capricorn: di fatto, come anticipato nel suo libro Avanti dato alle stampe la scorsa estate, una partita di giro che vedrebbe la solita Cassa depositi e prestiti – controllata dal Tesoro – acquisire immobili pubblici e quote di aziende statali. Secondo il segretario dem “è già in avanzata fase di studio e consentirà di liberare risorse, aumentare la crescita, valorizzare Cassa Depositi e Prestiti. Partendo ovviamente dai beni immobili dello Stato”.

Renzi non fa cenno al fatto che negli scorsi mesi, come rivelato da ReutersEurostat ha frenato sulla fattibilità di operazioni di questo tipo per ridurre del debito pubblico: il rischio è che le passività di Cdp vengano incluse nel perimetro pubblico, azzerando i vantaggi e anzi aggravano il problema. E’ per questo, sempre secondo l’agenzia di stampa britannica, che a fine dicembre il governo Gentiloni ha dovuto bloccare la cessione alla Cassa del 50,37% di Enav e di una parte del 4,34% posseduto in Eni con cui contava di raggiungere almeno l’obiettivo minimo di introiti da privatizzazioni inserito nella nota di aggiornamento al Def. L’ex premier in compenso esclude che il debito si debba ridurre “privatizzando ancora società come Eni o Enel“. Non è chiaro dunque che cosa resterebbe, oltre agli immobili pubblici i cui passati tentativi di valorizzazione sono sempre sfociati in un flop: negli anni migliori gli incassi si sono fermati intorno gli 1,2 miliardi. Il debito pubblico italiano ammonta a 2.275 miliardi circa.

“Poi ovviamente il rapporto debito/pil diminuisce se cresce il pil”, aggiunge Renzi. “Durante gli anni dell’austerità abbiamo tagliato le spese ma il rapporto debito Pil è aumentato perché il Pil era negativo: se tagli sugli investimenti uccidi il futuro di una comunità. Con l’aumento degli investimenti supereremo il 2% di crescita, come ha detto ieri Pier Carlo Padoan. Come abbiamo scritto nel nostro programma”. Ma negli ultimi anni gli investimenti pubblici sono crollati al minimo storico e secondo la Commissione Ue la crescita anche l’anno prossimo non supererà l’1,8%, il dato peggiore tra i 27 Paesi europei.