Un buco da 226mila euro. Circa 130mila in più rispetto ai soldi non versati da Andrea Cecconi e Carlo Martelli, parlamentari uscenti e ora capilista M5s, che dopo le anticipazioni di un servizio delle Iene sulle mancate restituzioni hanno firmato un “atto di rinuncia all’elezione”. E’ quello che emerge confrontando la tabella del ministero dello Sviluppo economico sui versamenti del Movimento 5 Stelle al fondo per il microcredito alle piccole e medie imprese e la cifra dichiarata sul sito tirendiconto.it. Secondo un post pubblicato sul blog delle Stelle, la discrepanza “molto probabilmente è dovuta a una questione di contabilizzazione: i versamenti effettuati negli ultimi 15-20 giorni che risultano nel nostro sito potrebbero ancora non essere stati contabilizzati nel conto del Ministero”. Luigi Di Maio promette comunque che ci saranno verifiche “fino all’ultimo centesimo”. Intanto è polemica sull’ipotesi che Le Iene non trasmetta domenica sera l’inchiesta sui mancati rimborsi per motivi legati alla par condicio.

Torniamo ai numeri. Come riportano Repubblica e La Stampa, e come attesta il prospetto del Mise ottenuto da ilfattoquotidiano.it, i bonifici effettuati al gennaio 2018 a valere sugli stipendi dei parlamentari grillini ammontano infatti a 23,19 milioni. Dato aggiornato al 9 febbraio 2018, quando dunque – in teoria – anche i versamenti “riparatori” di Cecconi e Martelli avrebbero dovuto essere arrivati a destinazioni. Ma sul portale che informa i cittadini su rimborsi e indennità restituiti dagli eletti del Movimento si legge che al fondo sono stati destinati “23.418.354,52 €”. Ballano quindi più di 226mila euro. Sono quindi in corso controlli per capire se ci siano altri casi di ammanchi tra annunci e versamenti effettivi. Secondo un post pubblicato sul blog del Movimento, “una parte di questi soldi, come abbiamo detto, derivano dalle mancate restituzioni di Martelli e Cecconi (…) Un’altra parte dei soldi mancanti molto probabilmente invece è dovuto a una questione di contabilizzazione: i versamenti effettuati negli ultimi 15-20 giorni che risultano nel nostro sito potrebbero ancora non essere stati contabilizzati nel conto del Ministero e da ciò risulta la discrepanza”, spiega il M5S.

“Abbiamo restituito 23 milioni di euro di nostri stipendi che hanno fatto nascere settemila imprese in Italia che danno lavoro a 14mila italiani: c’è chi dice che sono 23,4 e chi dice che sono 23,2: fino all’ultimo centesimo sarà verificato”, ha commentato il candidato premier Di Maio a margine di un’iniziativa elettorale a Potenza. Poi ha aggiunto che “è ridicolo che si parli di caso quando il vero caso è che c’è un’unica forza politica in Italia che taglia gli stipendi ai propri parlamentari e li investe in forme di lavoro per chi non ha lavoro”.

A svelare le irregolarità nei versamenti dei due parlamentari M5s è stata appunto la trasmissione di Italia1 Le Iene. Ma secondo indiscrezioni il servizio, che doveva andare in onda domenica, verrà solo anticipato sul sito per evitare di violare la par condicio. “Sta accadendo una cosa assurda: una trasmissione che non va in onda su pressione di chi non si sa, visto che certo non è ostile al Movimento pur avendo un servizio bomba che riguarda alcuni candidati dei Cinque Stelle”, dice da Perugia il segretario del Pd Matteo Renzi. “Pare – dice ancora – che ce ne siano altri che hanno fatto le stesse cose da quello che risulta”. Interviene anche Matteo Richetti: “Siamo alle porte di un appuntamento democratico fondamentale per il nostro Paese. E la vera violazione della par condicio sarebbe privare gli italiani di sapere la verità – afferma – Per questo chiediamo con forza che Mediaset mandi in onda senza indugio l’inchiesta “. Michele Anzaldi, propone che la Rai chieda a Mediaset l’acquisto di 3 minuti dell’inchiesta come “diritto di cronaca”: “E’opportuno – sostiene – che il servizio pubblico dia un’informazione completa ai cittadini in campagna elettorale”. Peraltro, sostiene il segretario della commissione di Vigilanza Rai, “a maggior ragione dopo che gli stessi M5s hanno ammesso la fondatezza dell’inchiesta, sarebbe incomprensibile se il servizio non andasse in onda. Non c’è nessuna presunta norma di par condicio che lo vieta”.

Di Maio nei giorni scorsi si è detto “molto deluso” da Cecconi e Martelli. “Stiamo parlando di diverse decine di migliaia di euro ed è una cosa grave”, ha ammesso. E ha anticipato quello che potrebbe essere l’esito del “processo” attivato dal collegio dei probiviri a cui sono stati deferiti: “Io sono dell’idea che chi fa queste cose debba andare fuori dal Movimento. Abbiamo chiesto loro non solo di fare un passo indietro ma, attraverso i probiviri, una sospensione o una espulsione“.

Secondo l’avvocato Lorenzo Borrè, il legale che sta combattendo la battaglia degli espulsi dal Movimento: eventuali sanzioni comminate dai probiviri potrebbero essere impugnate davanti a un giudice e annullate. Cecconi e Martelli hanno aderito a fine dicembre 2017 alla nuova associazione M5s e “i fatti di cui sono accusati riguardano avvenimenti accaduti prima”.