Amanda Knox chiede 9mila dollari più le spese per parlare di Meredith Kercher. Nella veste di vittima di una giustizia scorretta, Knox si è presentata davanti agli studenti del Roanoke College, in Virginia, per raccontare la sua storia. Un primo appuntamento nell’ambito di una tournée a pagamento fra le università americane organizzata dall’agenzia All American Speakers, tramite la quale la 30enne guadagna in media 8mila euro per ogni apparizione. Il legale della famiglia Kercher, Francesco Maresca, l’ha definita “un’iniziativa commerciale offensiva per la memoria della povera Meredith”.

Nel primo incontro davanti agli studenti, Knox ha detto di essere stata “dipinta come il diavolo“. “Tutto quello che è stato detto su di me non conta. Quello che conta è solo la verità. Ho sempre creduto che ci fosse una luce in fondo al tunnel perché è la verità che conta”, ha aggiunto ripercorrendo la vicenda, che l’ha vista trascorrere quattro anni in carcere prima di essere definitivamente assolta. Ha parlato anche di quello che era allora il suo fidanzato, Raffaele Sollecito, e ha affermato: “Neanche nei miei peggiori incubi avrei immaginato di essere incriminata ingiustamente. Ma quando l’accusa e i media hanno costruito la loro storia, hanno creato una versione sosia di me che vi rientrava perfettamente”.

La famiglia di Meredith accoglie l’iniziativa di Amanda con indignazione: “Spero capisca quanto sia inappropriato questo comportamento”, ha detto il legale Maresca. “Continuo a pensare – ha aggiunto – che dovrebbe ringraziare la giustizia italiana per averla dichiarata assolta nonostante due precedenti condanne pesantissime e invece si impegna in iniziative commerciali offensive per la memoria della povera Meredith. Certamente – ha concluso il legale – di cattivo gusto“.

Le tappe – Condannati, assolti, condannati e poi assolti definitivamente dalla Cassazione nel marzo 2015. E’ il riassunto della storia giudiziaria di Knox e Sollecito, i due imputati per l’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese trucidata a Perugia la notte tra il 31 ottobre e il primo novembre del 2007. Dopo otto anni e cinque gradi di giudizio la V sezione penale della Suprema corte ha annullato ormai due anni fa la condanna inflitta dalla corte di Assise d’appello di Firenze, 28 anni e 6 mesi di carcere per Knox e 25 per Sollecito.