L’era Pancalli continua: da 17 anni, e per almeno altri 4, alla guida dello sport paralimpico italiano. Quando entrò per la prima volta nell’allora Federazione disabili, nel 1996 e subito da vicepresidente, aveva 32 anni e si era appena ritirato dall’attività agonistica con 8 ori dei Giochi al collo. Oggi il Comitato Paralimpico lo ha rieletto presidente per la terza volta consecutiva. Il nome di Luca Pancalli accompagna la storia dello sport paralimpico italiano praticamente da sempre. Presidente nel 2000 della vecchia Fisd, poi primo (ed unico) capo del neonato Comitato paralimpico dal 2005 ad oggi. Anche la conferma odierna, per quanto scontata, rappresenta a suo modo una prima volta: si tratta della prima elezione da quando lo scorso anno il Cip è stato riconosciuto come ente pubblico dallo Stato. Sempre senza soluzione di continuità, nell’arco di oltre un trentennio in cui il presidente-dirigente, con buoni contatti in politica, ha accumulato svariati altri incarichi: assessore allo Sport a Roma per Ignazio Marino a cavallo tra 2013 e il 2014; due volte vice presidente Coni, al fianco sia di Petrucci che di Malagò; commissario straordinario della Figc nel 2006 dopo le dimissioni di Guido Rossi, e capo del settore giovanile nel 2013; persino reggente per breve tempo della disastrata Federazione Danza.

Il suo vero amore, però, è sempre stato il Comitato, che sotto la sua guida è cresciuto al punto di essere equiparato, almeno giuridicamente, al Coni di Giovanni Malagò. “Abbiamo creato un pezzo di stravolgimento culturale del Paese: dal Tre fontane al riconoscimento dello status di ente pubblico, abbiamo rotto le barriere architettoniche nella nostra società”, ha rivendicato Pancalli, incassando anche il plauso del suo rivale-compagno Malagò. “Eravate una delle 45 nostre Federazioni, ora dopo inenarrabili traversie burocratiche siete il Comitato Paralimpico Ente Pubblico: un percorso sognato insieme e di cui mi complimento”.

L’assemblea elettiva è stata una pura formalità, e del resto in tutti questi anni Pancalli non ha mai praticamente avuto rivali, a dimostrazione di una guida sicura (che per i suoi pochi detrattori assomiglia vagamente a una dittatura sportiva). Da candidato unico, nel segreto poco emozionante dell’urna ha raccolto il 91,7% dei voti. Scarsa tensione anche per l’ingresso in giunta in quota dirigenti: sette candidati, per sette posti. Ovviamente tutti eletti. Tra questi anche Renato Di Rocco e Mario Scarzella, presidenti rispettivamente di FederCiclismo e Federazione Tiro con l’arco, che così potranno sommare al compenso di 36mila euro già ricevuto dal Coni, anche un gettone dal Cip di 7.200 euro. Ma se questo fino a ieri poteva costituire un problema normativo (come rilevato da Il Fatto.it un anno fa: non risulta siano mai stati presi provvedimenti), oggi proprio per il cambiamento di status del Cip non ci sono più problemi. E perché mai rifiutare un’altra indennità.

Puntando a nuovi traguardi (il primo: le Paralimpiadi invernali di Pyeongchang 2018), con l’ambizione di fare il grande salto al Coni un po’ più lontana ora che Malagò ha ottenuto il via libera dal governo per restare in sella fino al 2025, Pancalli si appresta così ad iniziare il suo 18esimo anno di presidenza, la terza di fila da quando esiste il Comitato paralimpico. Secondo la nuova legge del limite dei mandati voluta fortemente dal ministro Lotti e approvata in extremis allo scadere della legislatura, in teoria questo avrebbe dovuto essere il suo ultimo mandato. Anche qui, però, viene in soccorso il riconoscimento del Cip come ente pubblico, che, tra le altre cose, ha avuto anche il pregio di riscrivere lo statuto e azzerare il conto dei mandati. Dopo questo, Pancalli ne avrà a disposizione addirittura altri due. Il suo ventennio è destinato ad allungarsi ancora.

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