Una bambina, un cavallo, e un paio di orecchie a punta da elfo. Arriva in sala il 25 gennaio 2018 Edhel, l’opera prima di Marco Renda, esperimento curioso di cinema italiano per adolescenti, in cui il realismo della deformazione fisica, dell’alterità sociale, prova a fondersi con un coté fantasy. Edhel (Gaia Forte) è una bambina che vive perennemente col capo coperto da un cappuccio della felpa o della giacca per nascondere due padiglioni auricolari appuntiti che la fanno assomigliare al bel Legolas de Il signore degli anelli. Le sadiche compagne di scuola la vessano, la picchiano e la riprendono caduta a terra con lo smartphone. Vittima di bullismo esplicito, insomma, che non trova mai pace se non quando galoppa in groppa ad un bel cavallo, come faceva il padre morto cadendo proprio dalla sellatura di Caronte, e fino a quando incontra un bidello nerd che la “inizia” a giochi di ruolo e le permette di aprire una porta magica che poco a che fare con gli standard convenzionali estetici di una dei momenti più complicati nella crescita dei ragazzi. Fiaba artigianale che guarda la scia de La Storia Infinita, Edhel ha due frecce qui sì appuntite al proprio arco: una splendida protagonista e l’ardore di sfidare cliché drammaturgici della fascia young adult più tragici, consentendo alla protagonista il respiro della via di fuga grazie all’uso della fantasia. “Il film è un accorato atto di denuncia contro l’ignoranza di chi discrimina ciò che non riesce a capire”, spiega la produzione del film Vinians Production. “La fragilità di una bambina di 11 anni, devastata da un lutto gravissimo, è un’arma devastante nelle mani di chi non vuole vedere la bellezza di ogni singola individualità. E se la realtà a volte crea dei mostri alimentati dall’intolleranza e dalla paura nei confronti di ogni rivendicazione di autenticità, la fantasia, al contrario, può rappresentare uno spazio di conforto dove ritrovare il coraggio di essere liberi”.

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