Per il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan il bilancio dell’andamento del mercato del lavoro è caratterizzato da “luci ed ombre”. Perché se è vero che “la disoccupazione è calata ma risulta ancora troppo alta, intorno all’11%, il numero dei laureati sta crescendo ma è ancora troppo basso”. E soprattutto per il ministro, che ha parlato all’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza di Roma, “ancora troppi giovani lasciano il nostro Paese per migliori opportunità all’estero”. Poche parole che in rete, però, scatenano la polemica. “Non sanno più a chi togliere la pensione”, scrive Matteo, mentre Mc79 sottolinea: “Quale competente partito ha governato negli ultimi anni?”.

Quello della fuga degli italiani all’estero è un tema che è stato sollevato molte volte in ambito politico. Matteo Renzi, ad esempio, l’aveva bollato come mera “retorica”, e il ministro del lavoro Giuliano Poletti a fine 2016 aveva detto: “Non è che qui sono rimasti 60 milioni di pistola. Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”. Parole che poi aveva rettificato, dicendo di essersi “espresso male”.

Ma l’esodo all’estero continua a essere un nodo anche economico, oltre che sociale. Per Confindustria, ad esempio, ha un costo annuo di 14 miliardi di euro l’anno. E la fuga negli ultimi anni continua a coinvolgere decine di migliaia di persone. Diplomati, laureati, over 50 e anche figure specializzate che altrove trovano stipendi più alti o una qualità della vita migliore. Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2017 di Migrantes, il flusso di chi decide di andarsene è in costante crescita: secondo i dati dell’Aire, nel 2006 erano poco più di 3 milioni oggi sfiorano i cinque. E in tutto nel 2016 sono stati 124mila gli italiani che hanno scelto di andarsene.