Dopo l’uragano dieselgate Volkswagen ha annunciato che investirà qualcosa come 3,3 miliardi di dollari in Nord America per risollevare giro d’affari e reputazione. L’investimento fino al 2020 riguarderà soprattutto i nuovi modelli, inclusi due suv progettati per conquistare più dell’attuale 2% del market share – che nel 2016 era pari all’1.8% – su quella che è la seconda piazza più importante dell’automotive dopo la Cina.

Come specificato da Herbert Diess, numero uno del marchio di Wolfsburg, “lo scorso anno VW ha tagliato in maniera significativa le sue perdite” sul mercato nordamericano, anche grazie alle vendite della berlina Jetta, di cui è stata appena svelata la rinnovata versione proprio a Detroit. Nel 2017 la marca ha commercializzato la Tiguan a passo lungo e la più grande Atlas, con l’obiettivo di tornare a una quota di mercato del 5% negli anni a venire e ottenere il pareggio del profitto operativo in Nord America nel 2020.

In altri termini la volontà dei vertici VW per gli USA è quella di togliere all’“auto del popolo” la paradossale nomea di costruttore di nicchia. Anche se, inevitabilmente, la multinazionale teutonica dovrà fare i conti pure con la progressiva elettrificazione della gamma, indispensabile per migliorare efficienza e impatto ambientale dei suoi prodotti, mettendo allo stesso tempo a listino automobili che piacciano agli acquirenti americani.

Ed è evidente che oltreoceano i gusti in fatto di quattro ruote sono abbastanza diversi, visto che sugli altri mercati il marchio Volkswagen conta per oltre la metà delle vendite del Gruppo omonimo. Giova ricordare che VW Group è un gigante da oltre 10 milioni di auto: include brand come Audi, Skoda e Seat, che con la marca Volkswagen condividono la maggior parte della tecnologia applicata a piattaforme e motori.