E’ migliorata la giustizia nell’ultima legislatura? Appena insediatosi il “bomba” premier Renzi-ego, in conferenza stampa con a fianco il neo ministro Andrea Orlando dichiarò: “Ed entro giugno faremo la riforma della giustizia”. Seguì la deglutizione fantozziana del guardasigilli spezzino e il pensiero alla supercazzola con scappellamento a destra.

Molti “giugno” sono trascorsi e l’annunciata riforma c’è stata ma ha interessato pochi settori (negoziazione assistita, parziale snellimento del processo esecutivo, ritocchini al diritto di famiglia, intervento sulla prescrizione nei processi penali, stretta sulla riservatezza delle intercettazioni e così via). Pinzillacchere.

La giustizia è fondamentale per il presente e il futuro dell’Italia, come per ogni altro Paese civile. Senza una buona giustizia non c’è democrazia, non c’è tutela dei diritti, non c’è credibilità e affidabilità per gli investitori (soprattutto esteri). Il Pil crolla, la fiducia crolla, lo Stato di diritto collassa. Chi investirebbe sapendo che: non potrà mai recuperare il proprio credito? il contratto sottoscritto è interpretabile in mille modi? Per ottenere una sentenza definitiva impiega almeno sei anni e forse dieci? L’orientamento della giurisprudenza non è mai univoco? Il legislatore è spesso incomprensibile e disattento?

Chi si getterebbe in questa palude infestata da ogni pericolo?

Il guardasigilli ha dunque perso una preziosa occasione. Premesso che si è sempre mostrato competente, appassionato, disponibile al dialogo e al confronto, anch’egli ha dichiarato di recente che in realtà avrebbe voluto fare di più. Invero, il guardasigilli ha rivendicato due risultati importanti: una notevole riduzione dei giudizi civili pendenti e della durata delle cause. Eppure non ci ha spiegato che, sulla significativa riduzione del numero della cause pendenti, ha svolto un ruolo concausale determinante la crisi economica. Le persone, chiamate a dover decidere tra mangiare e tutelare i propri diritti, in questi anni hanno giustamente optato per la prima. Soprattutto, se si considera che i legislatori precedenti hanno reso assai più oneroso l’accesso alla giustizia anche decuplicando i Contributi unificati e introducendo “sanzioni” accessorie per i soccombenti, per deflazionare la giustizia. In realtà deflazionando i diritti.

In passato ho scritto di come la giustizia abbai bisogno di quattro parole chiave: organizzazione, celerità, certezza, innovazione. I tribunali eccellenti dovrebbero assurgere a modello per tutti i tribunali e i suoi dirigenti. Invece, in Italia abbiamo realtà diametralmente opposte. Il fattore tempo è fondamentale. Senza la celerità nel dare risposte alle domande, i diritti si atrofizzano. Certo, occorre conciliare il diritto di difesa con il diritto di avere una risposta. Ma si può fare, solo una parte del contenzioso pretende una fase istruttoria complessa.

La certezza del diritto pretende fonti di legge certe (chiare, semplici, rigorose), una giurisprudenza poco creativa, l’esecuzione certa dei provvedimenti.

L’innovazione pretende la digitalizzazione e l’adozione di best practice che consentano di deburocratizzare e eliminare le centinaia di prassi oggi esistenti, adottando un unico Processo Telematico e non tanti processi telematici, molti dei quali incompiuti e incerti.

Aggiungerei pure una quinta parola chiave: l’esperienza. Per rendere una buona giustizia occorre avere la giusta esperienza, tanto per chi la organizza quanto per i magistrati e per gli avvocati, i quali dovrebbero maturare almeno 6 mesi per entrambe le funzioni, al fine di meglio comprendere le reciproche ragioni e difficoltà. Infatti non basta vincere un concorso o superare un esame per acquisire sapienza o consapevolezza.

Per riformare non occorre necessariamente fare una riforma contro qualcuno: contro i magistrati, contro l’avvocatura, contro i dipendenti pubblici, contro i cittadini. Occorre invece partire dall’idea che una seria riforma (realizzabile in pochi mesi, semplicemente intervenendo su tutti i punti deboli, ben noti a tutti) è una riforma che converrà proprio a tutti: magistrati, avvocati, cancellieri e personale amministrativo, cittadini saranno più gratificati, più soddisfatti, più fiduciosi se potranno “erogare” o riceveranno un buon “servizio”.

E l’Italia guadagnerà un maggiore appeal, così da attrarre maggiori investitori nel nostro ricercatissimo brand.

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