In Italia le temperature crollano sotto lo zero alla fine di un anno caldissimo e segnato dalla siccità. Dal Canada arriva il filmato dell’orso polare magrissimo e in fin di vita, alla vana ricerca di cibo, mentre il riscaldamento globale scioglie i ghiacci del suo habitat. Sono le immagini che in queste ultime settimane dell’anno hanno invaso i social network: diversissime, eppure due facce della stessa medaglia. Cartoline da un pianeta messo costantemente alla prova dai cambiamenti climatici e incapace di far fronte a sconvolgimenti così profondi, che sempre più spesso mettono a rischio la stessa vita dei suoi abitanti.

Le palme piegate dal vento a cento all’ora dell’uragano Irma sulla spiaggia di Santa Lucia a Camaguey, la terza città di Cuba

Tra i più preoccupati ci sono forse gli abitanti delle isole Salomone, che vedono il mare innalzarsi ogni anno e mangiarsi millimetro dopo millimetro la loro terra. Oppure il leopardo delle nevi dell’Himalaya e all’altro capo del mondo lo stambecco, che con l’aumento delle temperature assistono alla scomparsa del loro habitat e della loro possibilità di sopravvivenza. Ma i cambiamenti climatici interessano tutti: l’uragano Irma che a settembre 2017 ha devastato i Caraibi e gli Stati Uniti forse ci sarebbe stato comunque, ma probabilmente non avrebbe avuto la stessa violenza. E così la siccità che ha segnato l’estate scorsa in Italia, esponendola anche a centinaia di incendi, oppure la bomba d’acqua che si è abbattuta a Livorno il 10 settembre.

Sui cambiamenti climatici – ha scritto il gruppo di scienziati del panel Ipcc dell’Onu – l’influenza dell’uomo è “indiscutibile”. Ma ora sta avvenendo ad una velocità molto più alta di quella di ogni altro cambiamento del clima della Storia del pianeta. Con effetti osservabili in ogni luogo della Terra e, soprattutto, irreversibili.

La causa principale è l’aumento in atmosfera dei gas serra a partire dalla rivoluzione industriale. In pratica, l’aumento dei livelli di anidride carbonica – ma anche di metano, ozono e ossido di azoto – ha fatto crescere il calore trattenuto in atmosfera, e di conseguenza, le temperature medie. Entro il 2100 si prevede un aumento della temperatura media della Terra di almeno un grado e mezzo, che secondo molte previsioni supererà i 2°. Per numerosi scienziati mantenere il riscaldamento entro i 2 gradi, obiettivo fissato alla Conferenza sul clima di Parigi nel 2015, non sarà possibile.

Fusione dei ghiacci a Spitsbergen, in Norvegia

Quello che a prima vista sembra solo una questione di composizione chimica dell’atmosfera, insomma, condiziona la vita di tutto il pianeta, in maniera profonda. Non è uguale ovunque. Tra le aree più vulnerabili ci sono, secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, l’Artico, per l’impatto delle temperature più alte sugli ecosistemi, e le isole del Pacifico, esposte all’innalzamento del livello del mare e all’incremento di eventi meteo estremi. E poi l’Africa, in particolare la regione sub-sahariana, dove i forti impatti della siccità si sommano alla scarsa capacità di adattamento a causa della povertà estrema, e le aree intorno ai delta dei grandi fiumi asiatici, molto popolate ed esposte ad alluvioni, innalzamento del livello del mare ed eventi meteo estremi. Ecco le foto-simbolo degli stravolgimenti irreversibili del mondo.