In Spagna è il giorno dell’interrogatorio di convalida dell’arresto per Norbert Feher, alias Igor “il russo”, catturato nella zona di Teruel nella notte tra il 14 e il 15 dicembre. Il killer di Budrio si è presentato in videoconferenza davanti al giudice Carmen Lamela: il magistrato, in contatto con il pm di Bologna Marco Forte, gli porrà le prime domande per cercare di ricostruire come sia riuscito ad arrivare in Spagna e chi l’abbia aiutato negli otto mesi di fuga. Anche se, a quanto riferiscono i media spagnoli, il serbo non sembra intenzionato a collaborare.

Intanto la polizia spagnola è al lavoro su quattro pistole, cellulare, tablet, computer e chiavette usb sequestrati a Igor “il russo”. Materiale prezioso per gli investigatori, che da qui contano di estrarre le informazioni per ricostruire movimenti e contatti di Norbert Feher. Un punto di partenza per arrivare a smascherare anche la sua rete di appoggi e tracciare il percorso che ha portato il criminale dalle zone umide dell’Emilia alle montagne dell’Aragona dove è spuntato e ha ucciso di nuovo. Agli investigatori spagnoli, l’Italia ha suggerito di cercare i covi di Feher nell’area in cui è stato localizzato: in ‘tane’ e bivacchi tra le paludi del Ferrarese aveva lasciato tracce e difficilmente, è convinto chi indaga, avrebbe perso l’abitudine.

Ufficiali dei carabinieri sono volati in Spagna per coordinarsi con i colleghi iberici, che sono in attesa degli esami balistici su due delle quattro pistole che il serbo aveva con sé e che potrebbero essere quelle rapinate in Italia, mentre le altre due le aveva prese, insieme al furgone, alle sue ultime vittime, i due agenti della Guardia civil e un allevatore in una fattoria di El Ventorillo. 

Negli otto mesi di fuga, Igor aveva fatto perdere le sue tracce e gli inquirenti non avevano mai rivelato segni certi di un suo possibile passaggio. Nel mirino c’erano però alcune persone che si pensava potessero averlo aiutato, anche fornendo documenti falsi e un passaggio, qualcuno dice a bordo di un camion. Ci sono sospetti, su una decina di nomi, che potranno essere rafforzati da quanto emergerà nelle nuove indagini della polizia spagnola, che potranno essere confrontate con la rilevante mole di dati raccolta in otto mesi di indagini in Italia. Cellulare, tablet, pc, chiavette erano in uno zainetto, nel pick-up rubato e abbandonato da Feher prima dell’arresto.

Tutto può rivelarsi utile per capire come il killer abbia raggiunto l’Aragona, con che mezzi, con quale tragitto e chi lo ha aiutato. Per ora è stata focalizzata una ‘rete’, strana e fluida: parenti, ex compagni di carcere, conoscenti che lo avevano incontrato in altre epoche e che si sarebbero messi a sua disposizione. Elementi convincenti avevano portato a immaginare fosse in Spagna, pur senza indicare dove esattamente. Soprattutto Malaga era la città su cui si puntava: lì avevano portato le tracce di un romagnolo che aveva condiviso una cella con Feher. Ma anche l’Austria era una pista ‘calda’ e proprio da Vienna è appena rientrato il Pm Marco Forte: lì sarebbero stati rilevati messaggi whatsapp da una sorta di intermediario che comunicava con altre persone in Serbia, riconducibili al latitante. Indizi e ipotesi non hanno però potuto evitare una nuova tragedia. Quando, infatti si è visto braccato da chi stava indagando su alcune rapine senza sapere con chi aveva a che fare, ‘Igor’ ha seminato ancora terrore.

Le famiglie delle vittime spagnole hanno pianto i loro morti, con i funerali celebrati in giornata a Teruel. E anche i parenti del barista Davide Fabbri e del volontario Valerio Verri non trovano consolazione. I primi chiedono ai pm di chiudere rapidamente le indagini per poter aprire la strada al risarcimento, i figli di Verri non sembrano convinti dalle affermazioni del procuratore Giuseppe Amato: “Ha elogiato i carabinieri, ha detto che va bene così: ne prendiamo atto”, le parole di chi da mesi ribadisce che il padre è stato mandato allo sbaraglio in una zona che andava chiusa.