Igor il Russo, alias di Norbert Feher, il killer serbo latitante accusato degli omicidi del barista di Budrio Davide Fabbri e della guardia volontaria Valerio Verri, è stato catturato in Spagna. L’arresto è avvenuto dopo un conflitto a fuoco avvenuto vicino a Saragozza, nella quale sono morte tre persone. Due delle vittime sono agenti della Guardia Civil, Víctor Romero Pérez, 30 anni, e Víctor Jesús Caballero, 38. Il terzo defunto è José Iranzo, un testimone che accompagnava gli agenti nella ricerca di un uomo che il 5 dicembre aveva assaltato una fattoria e aveva ferito due persone.

Secondo quanto emerso Iranzo, grande conoscitore dei monti e dei sentieri della zona, stava guidando le guardie impegnate nella ricerca di un uomo – si presume sempre Igor il Russo – che il 5 dicembre aveva fatto irruzione in una proprietà a Albalate del Arzobispo e ferito due persone. Verso le 19 di giovedì i tre hanno raggiunto il podere e al loro arrivo Igor ha aperto il fuoco e li ha uccisi. Quindi si è impossessato delle armi degli agenti, due pistole, ed è fuggito a bordo di un pick up verde.

Quanto ai fatti del 5 dicembre, le due persone rimaste ferite erano state colpite mentre tentavano di entrare nella casa di uno di loro: Manuel A., 72 anni, che tornava nella sua proprietà accompagnato da un fabbro, Manuel M., 42 anni, per cambiare la serratura della porta che da giorni era bloccata. Al loro arrivo erano stati sorpresi da un uomo, descritto come alto, che aveva aperto il fuoco. Il primo ad essere ferito era stato il giovane, ad un braccio, quindi l’altro, al costato. Dopo la sparatoria, erano stati dispiegati numerosissimi agenti nelle province di Teruel e Saragozza.

Al momento della cattura, riferiscono fonti dell’inchiesta citate da El Mundo, ‘Igor’ era “vestito in uniforme e pesantemente armato” con le armi rubate agli agenti uccisi. Le stesse fonti, prosegue il sito del quotidiano spagnolo – che definisce l’arrestato “un ex militare dell’Europa dell’Est” – sostengono che l’uomo “sapeva dove sparare perché ha ferito mortalmente le due guardie nonostante indossassero giubbotti antiproiettile. Gli agenti non hanno avuto il tempo di aprire il fuoco”.

La polizia scientifica ha confermato che le impronte digitali rilevate a Feher e immesse dalla Guardia Civil nella banca dati europea Afis combaciano con quelle già in possesso delle autorità italiane. Il killer, scrive El Pais, era stato inizialmente localizzato a Malaga, nel sud della penisola iberica, dove era coinvolto in un traffico di droga.

IL PROCESSO A FERRARA – Il 13 dicembre si è aperto al tribunale di Ferrara il processo a Feher. L’uomo – chiamato “Vaclavic Igor” anche nel ruolo di udienza fuori dall’aula e non con il suo vero nome – viene sottoposto a giudizio per tre rapine commesse nell’estate 2015, secondo l’accusa di procura, carabinieri e polizia, con la sua banda composta da Ivan Pajdek e Patrik Ruszo, che sono già stati condannati in abbreviato, davanti al gup, rispettivamente a 15 e a 14 anni.

Le tre rapine risalgono all’estate del 2015. A Villanova di Denore, il 26 luglio, la vittima è stata Alessandro Colombani legato, bendato e picchiato davanti casa sua. Poi il 30 luglio l’assalto di notte nella casa di una pensionata di Mesola, Emma Santi, 93 anni, legata con fascette da elettricista e imbavagliata e ritrovata così due giorni dopo dal figlio per un bottino composto da una collana e gli anelli che aveva addosso. Infine il 5 agosto a Coronella, quando furono tenuti sotto sequestro per quattro ore, nella loro casa, la figlia Cristina e Giulio Bertelli, l’anziano padre disabile per rubare poi vestiti, mutande, cibo e l’auto dei due, una vecchia Fiat Tipo. L’udienza è stata rinviata al 17 ottobre dopo aver accolto la lista dei testimoni.

L’arresto “è frutto di un’attività investigativa che è partita dall’attività di indagine dell’Arma dei carabinieri. Di recente in Spagna c’era stato un reparto del Ros che aveva segnalato alla Guardia civil il possibile luogo dove si poteva nascondere Feher, a testimonianza di un’attività investigativa mai cessata. Abbiamo sempre detto dal momento in cui la vicenda è diventata drammaticamente presente nel nostro Paese che noi non avremmo mai mollato”, ha commentato il ministro dell’Interno Marco Minniti.

“Il risultato investigativo secondo me è eccezionale” e fin dall’inizio delle indagini sulla vicenda “non c’è stata nessuna sottovalutazione. Neanche dopo il primo omicidio”, ha commentato in conferenza stampa il procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato, che ha annunciato: “Ci sarà la nostra richiesta di estradizione, che dovrà fare i conti con il fatto che il Paese richiesto dell’estradizione ha nell’attualità un procedimento penale per fatti gravissimi commessi in quel territorio”, ha spiegato il magistrato. “A parti invertite sarebbe la stessa cosa: se noi avessimo arrestato il latitante ‘spagnolo’ e ci fossero state delle morti in Italia, è chiaro che avremmo proceduto in Italia e non avremmo rinunciato alla nostra giurisdizione. Certamente processeremo Igor secondo le norme e dovremo coordinarci“.

“Spero che sconti la pena dovuta e che possa essere finalmente fatta giustizia. Anche se questo non potrà mai cambiare il mio dramma”, il commento di Maria Sirica, vedova di Davide Fabbri, prima vittima del killer. “La cattura in Spagna del criminale che ha ucciso nostro padre non ci fa certo gioire – il commento di Francesca ed Emanuele Verri, figli di Valerio, seconda vittima di Feher – non possiamo certo dichiararci soddisfatti se non altro perché è costata la vita ad altre tre persone. Due militari e un civile. Il nostro pensiero va a loro”.