Del prestito di 7,6 milioni di euro concesso a Denis Verdini da Veneto Banca se n’è parlato molto fin da quando nella primavera del 2015 Il Sole 24 Ore ha pubblicato il contenuto della famosa relazione ispettiva di Bankitalia sull’istituto popolare di Montebelluna. Il prestito erogatogli dalla banca di Consoli sarebbe bastato al senatore Pdl e grande regista del Patto del Nazareno per coprire i debiti contratti per le sue società editoriali e imprese immobiliari. E pure per pagare la multa che la stessa Bankitalia gli aveva irrogato per le irregolarità nella gestione del Credito cooperativo fiorentino di cui Verdini è stato presidente. Una domanda in merito all’ex banchiere audito venerdì 15 dicembre in Commissione banche era d’obbligo. Ed è infatti puntualmente arrivata.

di Manolo Lanaro

Consoli non si è scomposto. L’ex dominus di Veneto Banca ha spiegato che il denaro è stato “interamente ripagato“. Quanto alle ragioni per cui era stato concesso, l’ex banchiere ha voluto fugare i comprensibili dubbi e sospetti sul credito facile a immeritevoli politici e amici degli amici. Verdini, benché fortemente indebitato perché reduce da una corposa lista di disavventure imprenditoriali, godeva di ottime referenze. Il fido, ha spiegato Consoli, è stato dato con la garanzia di “uno degli uomini più ricchi d’Italia, non faccio il nome e fu da quest’uomo pagato e chiuso. La richiesta non venne fatta da Verdini, ma dall’uomo più ricco che diceva: ho bisogno di dargli una mano e non voglio darglieli personalmente dateglieli voi, vorrei poi evitare una delle banche che sono abituato a frequentare, vorrei una banca diversa”.  Non è dato di sapere cosa sia stato risposto alla richiesta di ulteriori dettagli sull’identità del garante: il capogruppo Renato Brunetta (Forza Italia) che fungeva da presidente di Commissione in quel momento ha disposto la segretazione dei lavori.