Una foto dei vostri cari stampata su carta vi (ri)cambierà la vita. Con migliaia di scatti fotografici (al giorno) nella memoria dello smartphone (ovviamente senza backup), e oramai disabituati a quei bei blocchi di fotografie in carta patinata, come a quelle infinite attese per sapere se si è venuti con gli occhi chiusi o aperti, l’evento “Ricordi?” che si terrà a Milano, nell’ampio spazio di via Cappelli 2, tra piazza Gae Aulenti e Corso Como, dal 12 al 17 dicembre, sarà una di quelle operazione vintage che diventano boccata d’aria fresca. Una foto, uno scatto, un frammento dell’esistenza che torna ad essere tangibile, concreto, materico, e a finire realmente nel portafogli. Guidati dal tema “vicino alle persone che ami”, il fotografo Settimio Benedusi e un’altra trentina di importanti fotografi, tra cui Oliviero Toscani e Alessio Albi, si alterneranno sul set di via Cappelli per ritrarre ospiti e visitatori, rendendoli parte dell’evento “Ricordi?”. Come? Benedusi e i suoi illustri ospiti realizzeranno in forma gratuita ritratti di gruppo a tutti coloro che parteciperanno all’evento con la loro famiglia o gli amici e vorranno fare parte di questa esposizione, creando così una grande mostra collettiva di family portrait. Le pareti si riempiranno via via degli scatti effettuati, e ogni partecipante potrà avere una copia della fotografia e riporla nell’album dei ricordi sullo scaffale di casa.

“Paradossalmente viviamo in un’epoca in cui noi adulti abbiamo le foto stampate dei nostri nonni, ma i nostri figli non avranno stampate le foto di noi”, spiega Benedusi al FQMagazine. “Fino a un secolo fa la possibilità di essere raccontati con mezzi iconografici grazie a un pittore era una pratica solo per ricchi. Poi da qualche decennio chiunque può avere un proprio ritratto fotografico, di avere la foto dei nonni sul comò di casa, anche se non si discende da duchi o marchesi. Infine oggi che è successo? Che nessuno si fa più fare le foto da un fotografo professionista. Si usano solo i cellulari e le foto fanno schifo”. “Le foto che racconteranno quello che siamo noi oggi nel futuro le stiamo facendo noi alla buona. E non solo: nemmeno le stampiamo, lasciandole così morire sui cellulari – continua il curatore e principale fotografo di “Ricordi?” – Io so per certo al mille per mille, che tutte le foto su cellulari prima o poi spariranno. Noi milanesi che siamo un po’ più avvezzi alle nuove tecnologie qualche backup lo facciamo, ma il panettiere di Casal Pusterlengo che fotografa il nipotino col telefonino a breve perderà tutti gli scatti effettuati. A Milano infine trovi di tutto: droghe, bombe a mano, prostitute, ma per una foto buona o conosci qualcuno che la sa fare o fai fatica a trovare un vero fotografo. Figuriamoci a Casal Pusterlengo”.

Tra i diversi fotografi che si avvicenderanno nella cinque giorni di evento ci sarà anche Chiara Cordeschi che Benedusi ha scovato su Instagram. “Non sono e non voglio risultare un passatista o un nostalgico. Sono il primo ad abusare dei social”, chiosa il fotografo milanese. “La fotografia non è mai stata così florida e usata come adesso. Il mondo si ciba di foto. Il problema però è che come per la scrittura prima nessuno sapeva scrivere e magari mentre era in trincea o in caserma andava dall’ufficiale di fanteria per farsi scrivere una lettera alla fidanzata. Oggi invece tutti sanno scrivere ma molti, tantissimi, scrivono male. È indubbio che la non cultura del mezzo mi infastidisca. La foto è il linguaggio più potente di tutti. Dei fatti storici recenti (l’11 settembre 2001, il ’68, ad esempio) ci ricordiamo prima di tutto le foto che li simboleggiano. Solo che il 99,9% delle foto che vengono scattate oggi sono inutili. Tra 2mila anni chi esplorerà le testimonianze iconografiche dei nostri anni non vedrà le foto di Salgado o Berengo Gardini, ma miliardi di gattini, tramonti e maschere veneziane. Insomma miliardi di cagate”.