Tutto cominciò con la “G”, nel 1979. Poi nel 1997 è arrivata la “ML”, che quest’anno festeggerebbe il ventennale della sua prima storica versione, ma usiamo il condizionale perché la possente vettura teutonica adesso si chiama in un altro modo. Tutti i suv della Mercedes, ora, hanno il nome che comincia con la lettera “G”, a parte ovviamente il nuovo modello “X”, che è il pick-up della Casa di Stoccarda. Tutto chiaro, no?

Scherzi a parte, è inevitabile fare un po’ di confusione zig-zagando tra le sempre più sterminate gamme degli Sport Utility Vehicles delle marche premium tedesche. A molti, l’incessante processo di segmentazione dell’offerta può apparire magari forzato. Bastano poche, semplici considerazioni e qualche cifra, tuttavia, a spazzare ogni dubbio di irrazionalità: vent’anni fa, agli appassionati dell’auto per il fuoristrada la Mercedes proponeva una sola opzione, la G, ora l’esercito dei suv della Stella è composto da ben otto sotto-famiglie, che pesano sempre più nel portafoglio e nel fatturato Mercedes.

La G resta l’unica off-road dura e pura, compie 38 anni e continua ad avere i suoi aficionados ma i numeri sono ovviamente di supernicchia: ne sono state infatti vendute circa 300 mila, di cui 9 mila in Italia (il 3 per cento del totale ).

“Se vuoi fare il figo, monta i longheroni”, si potrebbe dire parafrasando il titolo del fortunato libro dello chef Carlo Cracco. La G è l’unica del plotone ad averli ancora i longheroni, pick-up da lavoro a parte. Intorno alla spigolosa e supercostosa ammiragliona – l’entry level viene 95.800 euro e poi si ascende sino a oltre 280 mila – però il business invece lievitavanno dopo anno: dei 2 milioni e 83 mila veicoli venduti dal gruppo Mercedes nel 2016, Smart comprese, oltre 700 mila appartengono a una delle gamme Suv. Insomma, l’immagine luccicante della Mercedes è la Freccia d’Argento che domina sulle piste di Formula Uno ma a riempire le casse di quattrini contribuiscono con crescente vigore la GLA, la GLC, la GLS e tutte le GL che prima o poi arriveranno.

Per celebrare i suoi on-off, Mercedes ha organizzato per la seconda volta l’evento battezzato “Suv Attack”. Ha radunato un drappello di giornalisti intorno ai suoi Suv alla concessionaria Trivellato di Padova e, dopo una ritemprante sosta a Bassano del Grappa, tutti in coda per salire sulla Cima Grappa. La storica vetta da cui, nelle giornate di cielo terso, si riesce a vedere la skyline della Serenissima. Invece quando siamo saliti noi nevicava di brutto, la visibilità era scarsissima, le strade erano innevate/ghiacciate e abbiamo dovuto procedere al ralenti in fila indiana, tra mille precauzioni soprattutto in discesa. Tutte le auto impegnate nella manifestazione montavano eleganti cerchi in lega.

Ed è venuto da chiedersi: quanti di quei 700 mila acquirenti di un premium Suv Mercedes avrebbero davvero voglia di essere qua, o in analoghe situazioni, a insozzare brutalmente le raffinate Suv super-accessoriate e dalle metallizzate carrozzerie, mentre in giro ci sono solo macchine spazzaneve, cervi a zonzo (visti davvero, e parecchi) e molte Panda 4×4 con le ruote di ferro e magari decennali carriere alle spalle? Pochini.