La Procura di Salerno ha chiesto il rinvio a giudizio dell’attore Domenico Diele per omicidio stradale aggravato. Il pubblico ministero Elena Cosentino ha depositato  la richiesta alla cancelleria dell’ufficio del gup. I suoi avvocati non sciolgono ancora la riserva sulla richiesta o meno del rito abbreviato: “Qualsiasi decisione prenderemo, se scegliere il rito abbreviato o il processo ordinario, sarà nota quando sarà pubblica”, ha dichiarato Viviana Straccia, suo legale. Diele ha lasciato il carcere di Salerno a fine giugno e si trova ora agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico, a casa della nonna a Roma.

L’interprete di “1992” e “1993 è accusato dell’omicidio della 48enne Ilaria Dilillo: la donna era alla guida del suo scooter sulla A2 quando, nella notte tra il 23 e il 24 giugno scorso, è stata travolta e uccisa dall’auto guidata dall’attore, all’altezza dello svincolo di Montecorvino Pugliano, in provincia di Salerno. L’elevata velocità e il mancato rispetto delle distanze minime di sicurezza da parte di Diele sarebbero state alla base del drammatico incidente e, secondo quanto riferisce il Mattino, il pm Cosentino ha riconosciuto all’attore la colpa, consistita in “negligenza, imprudenza, imperizia, nonché inosservanza della normativa prevista dal codice della strada” della morte di Ilaria Dilillo.

Dalle indagini era emerso che al momento dell’incidente Diele guidava sotto effetto di sostanze stupefacenti. Lui ha ammesso la sua dipendenza, ma ha sempre negato di aver assunto droghe prima di mettersi alla guida quella notte: “La droga non c’entra con l’incidente. Mi sono distratto con il cellulare. Ho un telefonino che funziona male e per cercare di fare una telefonata ho abbassato gli occhi. Non mi sono reso conto subito, solo quando sono sceso dall’auto ho visto e capito” aveva dichiarato agli inquirenti.

Il giudice per le indagini preliminari, Fabio Zunica, aveva descritto l’attore come un uomo “rivelatosi più volte insofferente alle regole, aggiungendo che Diele è un soggetto per il quale – “pure a fronte dello status formale di incensurato” – esiste “un concreto e attuale pericolo di ulteriori condotte recidivanti dalla non trascurabile pericolosità sociale”. E “la cui consuetudine con gli stupefacenti era già emersa in diverse precedenti occasioni”.

 

 

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