Anche Giuseppe Vegas è bruciato. Con tutta probabilità non sarà lui il prossimo presidente della Lega calcio, da sette mesi commissariata e alla disperata ricerca di un nome buono per evitare il commissariamento della FederCalcio da parte di Giovanni Malagò. Ma nonostante il tempo che passa e i veti incrociati, i presidenti della Serie A sono ancora fiduciosi di poter trovare un accordo. A questo punto l’attenzione si sposta al 7 dicembre, quando l’assemblea tornerà a riunirsi. Per l’ultima volta prima della scadenza tassativa dell’11 dicembre, si spera quella buona.

Il nome di Vegas è sorto e tramontato nel giro di 48 ore. Chi l’ha reso pubblico, l’ha fatto per bruciarlo e può dirsi soddisfatto. L’attuale numero uno della Consob, del resto, aveva tutte le caratteristiche per essere improponibile: legato alla crisi bancaria che ha travolto diversi istituti italiani e su cui lui ha vigilato (si fa per dire) in modo discutibile, compromesso politicamente in quanto ex viceministro di Berlusconi e parlamentare di Forza Italia. Per giunta ad alto rischio di incompatibilità, visto che come ha rivelato Il Fatto Quotidiano la legge non consente ai vertici Consob di avere rapporti con società quotate in borsa (e Juventus, Roma e Lazio lo sono) per due anni dopo la cessazione dell’incarico. Insomma, per eleggerlo a capo della Lega calcio ci voleva davvero coraggio. Troppo persino per gli spudorati presidenti della Seria A.

Un altro rinvio, come prevedibile. La fumata, però, è grigia e non nera, forse addirittura tendente al bianco, perché resta la forte volontà di trovare un’intesa. Lo conferma Carlo Tavecchio, che pur dimissionario in Figc continua a svolgere il suo ruolo di commissario di Lega: “Il clima è molto più disteso, i club hanno voglia di chiudere, da quello che posso osservare si arriverà al 7 dicembre con una conclusione. Oggi è diverso dalle altre volte”, ha detto. L’ottimismo è tale che i club si dicono pronti a rinunciare alla maggioranza semplice e ad insistere col quorum qualificato (che richiede 14 voti su 20), scartando pure l’ipotesi di nominare un traghettatore. Evidentemente tutti o quasi condividono l’esigenza di evitare il commissariamento del Coni, che scatterebbe in caso di ulteriore nulla di fatto dopo l’11 dicembre (quando scade il mandato di Tavecchio, non più prorogabile). Resta solo da trovare il presidente.

“Bruciati” Vegas, ma pure il generale Marchetti sponsorizzato da Lotito, e il numero uno della Lega Pro, Gabriele Gravina, resta in ballo l’avvocato Paolo Nicoletti, già vicecommissario di Lega, molto vicino al ministro Luca Lotti. Ma l’impressione è che il nome buono debba ancora essere trovato, e stavolta resterà coperto fino all’ultimo. Il profilo potrebbe essere quello di un manager o uomo delle istituzioni, esterno al mondo del calcio, con una forte esperienza di presidenza di leghe o associazioni. Le società si sono prese una settimana di tempo per risolvere il rebus, che si intreccia a quello delle altre nomine.

In parallelo, infatti, proseguono anche le trattative per la scelta dell’amministratore delegato, che con il nuovo statuto avrà anche più poteri del presidente (e soprattutto dovrà gestire la delicatissima partita dei diritti tv da un miliardo di euro l’anno). Sul tavolo ci sono quattro manager di alto profilo: Luigi De Siervo, attuale numero uno di Infront, Tom Mockridge, ex ad di Sky Italia, Marzio Perrelli, Ceo di Hsbc Italia e Sami Kahale, egiziano in uscita da Procter and Gamble; i primi due sarebbero una garanzia sul fronte dei diritti tv, il terzo ha uno spessore super partes (piace anche a Malagò), l’ultimo pare quello più facile da raggiungere. È tutta una questione di pesi e contrappesi, tattiche e strategie. Oltre a presidente e ad, vanno nominati anche consiglieri e rappresentanti federali (Claudio Lotito vuole tornare ad ogni costo in Figc), per un totale di nove caselle. Il puzzle è complicato, il tempo stringe e lo spauracchio del commissariamento si avvicina, ma i presidenti della Serie A restano ottimisti. Beati loro.

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