L’ultimo fine settimana ci ha regalato una nuova ricorrenza religiosa, la domenica delle palle. Massimi sacerdoti di questa nuova festa della spiritualità politica sono i sempre i soliti fratres: Renzi & Berlusconi. Rispettivamente impegnati nelle loro adunate di accoliti (Leopolda e Idee Italia), hanno offerto un gustoso menù di formule di rito volte essenzialmente al rincoglionimento dell’elettore medio.

La lista delle palle raccontate dai due ha riempito acriticamente paginate di ‘giornaloni’ evidentemente troppo devoti per cogliere l’assurdità delle litanie sciorinate dai due profeti della palla. Tentiamo un pallido elenco.

Renzi: il Pd è contro le fake news. Ecco perché il suo segretario, a dispetto di ogni evidenza numerica, afferma che il partito è in crescita costante: centomila iscritti in meno in tre anni. E meno male che Don Matteo promette: «Ogni quindici giorni il Pd pubblicherà un report per denunciare le schifezze che troveremo in Rete». Per i primi 15 basta un’autodenuncia.

Berlusconi: “Ho più di 70 anni ma mi sento come ne avessi 40!”. A parte che un uomo onesto al suo posto avrebbe detto “Ho più di 80 anni”, visto che B. di anni ne ha 81, ma la promessa di veterinario gratuito e di sconto Iva sulle crocchette di fido sono orazioni sublimi. Altro che canto gregoriano!

Renzi: l’estensione della mancetta da 80 euro a tutte le famiglie con figli fa rabbrividire di piacere. Sarebbe bello conoscerne anche le coperture. Per non parlare della nuova ‘leva’ obbligatoria nel Servizio Civile. Tanto lavoro per i giovani non ce n’è. Perché sprecare un anno prezioso a cercarne?

Berlusconi: i 5 Stelle non decidono nulla di proprio, sono diretti da un vecchio comico. A parte che Grillo ha 12 anni meno di B., come non ricordare l’autonomia dei parlamentari di Forza Italia nel votare le leggi che facevano comodo al Padrone, pardon, all’Unto del Signore?

Renzi: a chi sarà nella coalizione col Pd, pari dignità. A chi non ci starà, nessun rancore. Cosa intende Don Matteo con pari dignità? Stesso numero di ministri al governo? Improbabile. Una bella stretta di mano e due sottosegretari anche se l’alleato ha preso quattro voti? Chissà. E perché dubitare dell’assenza di rancore, lui che voleva rottamare tutti quelli scappati in Mdp e che chiamava gufi tutti coloro che lo osteggiavano nelle sue scriteriate riforme?

Berlusconi: anche le casalighe avranno la pensione. Niente tasse per sei anni alle aziende che assumono giovani. Anche in questo caso le coperture sono un mistero della fede. Non lo è invece l’affermazione di stima e fraterna amicizia per Dell’Utri, in galera per sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Gli ultimi saranno i primi? O forse “meno Stato, più sicurezza” si riferiva a questo? Per lui e Marcellino, naturalmente. Al governo come premier? Il carneade, Generale Gallitelli! Chi era costui? Neanche Salvini ne sapeva niente. Invece è quello che B. nel 2009 chiamò per denunciare Santoro per le parole anticarabinieri pronunciate durante Annozero.

E per finire la domenica delle palle, non potevano mancare i testi sacri, i catechismi ufficiali dei rispettivi pontefici massimi della palla:

Il Giornale: “Per un elettore del Pd su 3 Berlusconi si dovrebbe candidare, secondo l’ultimo sondaggio Ips marketing. Insomma, «l’aria è cambiata», come sottolinea il direttore del Giornale.”

La Repubblica: “Leopolda, dopo il discorso i militanti promuovono Renzi: È carico e trascina tutti noi.”

Amen.