Bentornati a Ten Talking Points, l’unica rubrica convinta che Sandro Gozi sia un flashforward di Al Pacino. Altre considerazioni.

1. Io con l’Inter scherzo perché sono zuzzurellone, ma Luciano Spalletti sta facendo un capolavoro. E non mi stupisce. Del resto sono come l’ispettore Bloch: non mi stupisco dal ’73. Alla vigilia del campionato ho scritto che l’Inter sarebbe arrivata come minimo terza e molti di voi mi hanno zimbellato: poveri infedeli. Vergognatevi. Spalletti è bravissimo, la sua propensione fumantina mi risulta adorabile ed era l’unico satanasso in grado di mettere ordine alla Pinetina. Si era capito già quando, d’estate, aveva fucilato il reprobo che in ritiro aveva osato contestare Ranocchia. La squadra non prende gol, Icardi è uno degli attaccanti più forti del mondo (nonostante Wanda Nara) e Handanovic dà del tu allo spettro di Yashin. Come minimo, l’Inter andrà in Champions. Ma è da scudetto. Lo ripeto: da scu-det-to. Voi continuate a sottovalutarla, mi raccomando. Fate pure.

2. Juventus-Crotone era così accattivante che ho preferito una replica della comunione di Nardella su Youdem.

3. Il Napoli continua a mietere record, ma l’Inter è sempre lì. E tutto sommato pure la Juve. E tutto sommato, nonostante le paturnie palesate ieri dalle romane, anche Roma e Lazio. Da ciò si evince, una volta di più, che il Che Gure Sarri, come tutti gli uomini di sinistra nella storia di questo paese, è destinato a prenderla in quel posto. Se poi ciò non accadrà, sarà solo la prova definitiva della natura mistica, nonché evangelica e messianica, del Commodoro Marxista.

4. La vittoria del Verona in trasferta col Sassuolo spariglia le carte e consegna all’indicibile golgota lo stesso Sassuolo. E pure il Genoa. E l’Udinese. E la Spal. E il Crotone. E il mondo intero. Moriremo tutti.

5. Erculea prestazione del Milan, che grazie al punto pugnacemente ottenuto in casa contro lo spettro mesto di Belotti riesce addirittura a raggiungere Bologna e Chievo. Grazie a ciò, i rossoneri consolidano la settima posizione rosicchiando financo un punto alla Sampdoria. Montella può continuare a dirsi soddisfatto.

5 bis. Lui era soddisfatto, ma la società no.  E lo ha esonerato, con due mesi di ritardo. Montella paga un gioco orrendo, l’incapacità di valorizzare i nuovi acquisti (tranne Borini e forse Rodriguez), le squadre sempre cambiate, i moduli a caso (Suso fuori ruolo anche ieri) e le insopportabili dichiarazioni ottimistiche (de che?) dopo ogni partita. È un buon allenatore, ma quest’anno ha sbagliato tutto. Ora tocca a Gattuso: auguri.

5 ter. L’ultima volta che il Milan ha segnato in casa in campionato, i taxi erano ancora neri.

5 quater. Calhanoglu, allo stato attuale, mi accende come Vito Crimi.

6. Le squadre di Farinacci Mihajlovic giocano così male che, per contrasto, se uno vedesse Orfini in ciabatte lo troverebbe quasi sexy.

7. Verdi è meraviglioso, chi critica Donadoni andrebbe passato per le armi e Gianni Morandi è il nuovo Iggy Pop.

8. La mattanza della Sampdoria dimostra che, dopo gli exploit, la vita ti chiede quasi sempre di scontare la pena: la gioia ci è preclusa e tutto è dolore. Per lo stesso motivo, stasera rischia (un po’) anche l’Atalanta col Benevento. Va però anche detto che talora la pena va scontata a prescindere, senza exploit da espiare. In quel caso la vita si riduce a mera afflizione. È il caso, tra i tanti, di Gasparri.

9. È passata una settimana, ma il monologo di Tavecchio resta memorabile. Tra intermezzi in francese, faccette da Mussolini irrisolto e parabole sui seminatori che piantano gli ulivi sulla terra (cit), c’è un dubbio che ancora mi assilla: perché, tra i suoi meriti presunti, Tavecchio ha detto di “avere giocato un mese a boccette”? Che cazzo di merito è?

10. Il Chievo ha capito tutto della vita. Nessuno se lo fila, ma sono ormai cent’anni che lui se ne sta lì in Paradiso. Senza urlare né disturbare, ma felice, realizzato e addirittura sereno: più che una squadra, il Chievo è un anelito esistenziale. Da grande voglio essere Campedelli. A lunedì.