Quella dello Yemen è una guerra di cui quasi nessuno parla. Si tratta di un conflitto che palesa quanto siano disgustosi e pericolosi i nostri partner commerciali nel Medio Oriente. Lo Yemen e i suoi 28 milioni di abitanti, nell’indifferenza internazionale, sta subendo dal marzo del 2015 le conseguenze delle politiche criminali dell’Arabia Saudita.

I ribelli yemeniti houthi, accusati di essere sostenuti dall’Iran Paese sciita acerrimo nemico dell’Arabia Saudita, hanno occupato la capitale Sanaa e Aden, la capitale del sud. Questo giustifica, da parte del regime di Riyad un’aggressione allo Yemen che è uno dei Paesi più poveri al mondo. L’Arabia Saudita è l’antitesi di quel modello sociale democratico e libero veicolato dall’Occidente: i diritti delle donne sono inesistenti, il wahhabismo imposto dalla monarchia saudita rappresenta l’ala più radicale sunnita, in pratica si tratta di fondamentalismo religioso fatto Stato.

Come ricorda Terence Ward nel suo interessante libro “Per capire oggi il Medio Oriente” l’Arabia Saudita ha prodotto non soltanto Bin Laden, ma anche quindici dei diciannove dirottatori dell’attentato dell’11 settembre 2001. Dopo l’aggressione del 2003 ha inviato in Iraq la percentuale più elevata di attentatori suicidi e fornito (solo dopo la Tunisia) il numero più alto (2.500) di combattenti stranieri allo Stato Islamico. Eppure, Stati Uniti d’America e Italia sono importanti partner commerciali di questo Paese a cui vendono immense quantità d’armamenti.

I bambini e i civili nello Yemen non muoiono solo a causa delle bombe, Save The Children ha calcolato che ogni dieci minuti nello Yemen muore un bambino per fame e malattie causate dal blocco continuativo della coalizione saudita che interessa i porti di ingresso nel nord del Paese. Sono 50.000 i bambini malnutriti che rischiano di perire quest’anno. Complessivamente sono 6 milioni i civili in grave pericolo a causa della mancanza di generi alimentari.

Io credo che la religione sia una copertura usata dalle élite arabe e occidentali per celare gli immensi interessi presenti nell’area. Del resto è stata proprio la guerra per il petrolio degli Usa all’Iraq a destabilizzare gli equilibri tra sunniti e sciiti. Nel Golfo Persico è presente il North Done che è il più grande giacimento sottomarino di gas naturale del mondo che rientra in buona parte nell’area iraniana. Si tratta di una miniera che difficilmente l’Arabia Saudita e i suoi protettori statunitensi lasceranno all’Iran. Da qui scaturiscono gli attacchi mediatici (e non solo) all’Iran, di recente anche l’alleanza apparentemente bizzarra tra Israele (patria del giudaismo) e l’Arabia Saudita wahhabita rientra nell’obiettivo di depauperare l’influenza iraniana. Eppure l’Iran, a differenza di Arabia Saudita e Israele, non possiede armi nucleari e si è reso disponibile a denuclearizzare l’intera regione.

In questi scenari occultati dai mass media internazionali il nostro Paese cattolico e perbenista continua allegramente a vendere le proprie micidiali armi all’Arabia Saudita in violazione della legge n. 185 del 9 luglio del 1990 che vieta di esportare armamenti a Paesi in stato di conflitto. Nel solo 2016 almeno 21.822 bombe made in Italy sono state consegnate all’esercito saudita che le sta sganciando sullo Yemen causando innumerevoli vittime civili. I bambini, essendo la componente più fragile della popolazione, stanno subendo più di tutti le conseguenze di tale violenza.

In Italia, nessun politico ha preso una chiara posizione contro questi crimini a dimostrazione di come sia scadente il livello attuale e di come sia lontana la prospettiva di trovare il coraggio di recidere tali sinistri legami che garantiscono lauti compensi solo all’industria degli armamenti.

Intanto nello Yemen (e non solo) i bambini continuano a soffrire e a morire nell’indifferenza generale, mentre a tanti italiani sempre più plagiati e disinformati è stato fatto credere che il dramma odierno è rappresentato dal fatto che la nazionale non andrà ai prossimi mondiali di calcio in Russia.