di Carblogger

La Commissione europea ha presentato i nuovi parametri per le emissioni di Co2, che adesso dovranno essere discussi sia dal Parlamento europeo che dai singoli Parlamenti nazionali: entro il 2030 è previsto un taglio delle emissioni per le nuove auto del 30%. Pare che originariamente la Commissione avesse fissato il livello al 35% in meno. L’industria automobilistica ha risposto con il 20%, mentre alcuni gruppi ambientalisti avevano puntato a un utopico 60%.

Nel frattempo è uscito l’aggiornamento per il 2017 dell’International Council on Clean Transportation, Icct, che analizza il gap tra i dati ufficiali e quelli reali dei valori di Co2: imbarazzante. Lo studio mostra che il divario medio tra emissioni ufficiali e quelle vere è arrivato al 42% nel 2016. Nel 2001 era il 9%. L’analisi considera i dati di 1.1 milioni di auto raccolti da 14 fonti diverse, in otto paesi europei. Più o meno il numero è simile al precedente, la cosa positiva è che sembra essere la prima volta che la crescita nel gap mostra segnali di rallentamento. Una bella consolazione. Significa che meno della metà delle riduzioni di Co2 dichiarate sulla carta dal 2001 sono state effettivamente realizzate nella pratica.

Queste due notizie sono la fotografia di una realtà che mette in risalto alcuni elementi cruciali. Prima di tutto che le industrie auto possono solo puntare sull’inserimento a catalogo di auto elettriche perché non basteranno diesel “ecologici”, benzina efficienti, ibridi o mild hybrid. Secondo, quanto sia urgente avere test e regolamentazioni molto più efficaci rispetto alle attuali. Ma forse la cosa più importante è che risalta quanto sia potente la lobby dell’industria auto, come forse poche altre al mondo, probabilmente insieme a quella delle banche.

Ma pensate a un morbido e caldo maglione di Loro Piana. Lo compreremmo mai, alla stessa cifra, se sapessimo che non è 100% cashmere ma in realtà per il 40% è acrilico? Oppure per il cambio gomme sceglieremmo mai delle gomme la cui mescola, per il 40% è fatta di legno? Cosa faremmo nel momento in cui scopriamo di essere stati gabbati? E se sapessimo prima che quello che stiamo comprando è diverso da quello che c’è scritto come ci comporteremmo?

Sui depliant satinati e di carta pregiatissima (naturalmente non riciclata) che sfogliamo nei concessionari vengono indicati livelli di emissioni che ben sappiamo non essere reali, ma forse non pensiamo mai o comunque non abbastanza a quanto siano distanti dalla realtà. Parliamo dell’auto del futuro, elettrica, connessa e con l’intelligenza artificiale e poi, nella quotidianità, siamo bombardati da informazioni false e fuorvianti alle quali non opponiamo resistenza. Perché accettiamo dall’industria auto cose che in altri ambiti non accetteremmo mai? Vogliamo tutti l’aria più pulita ma alla fine accettiamo informazioni “sporche”.

@carblogger_it