Sarà che vivendo a stretto contatto con le più grandi rockstar del pianeta, alla fine, per forza di cose, uno rockstar sente di esserlo diventato per davvero, magari per osmosi. Provando sulla propria pelle le stesse emozioni provocate da ovazioni, luci della ribalta, urla di giubilo dei fan. Ma anche dalla rabbia che resta dietro le quinte, dal sudore e dalla fatica profusi affinché lo spettacolo riesca alla perfezione.

È così che funziona il grande circo del rock and roll, ed è questo ciò che è capitato a Claudio Trotta, stimato produttore e promoter di spettacoli dal vivo (basti sapere che è colui che ha portato a esibirsi in Italia per la prima volta uno del calibro di Bruce Springsteen). Una vera e propria rockstar, almeno a sentire i racconti di chi ha lavorato con o per lui. Nonostante – ammette candidamente Trotta – non sappia “manco suonare il campanello”, e viva spesso “con la sensazione di essere un tantinello suonato”.

Una rockstar che, dopo 40 anni di carriera, ha deciso di raccontare la sua storia nel libro No pasta no show (chiaro riferimento alla richiesta fatta da più d’un artista), un’autobiografia che è al tempo stesso il racconto di un pezzo di storia della scena musicale italiana e internazionale, narrato da una prospettiva particolare: dietro un palco.  E non è un caso se ha scelto di  intitolare il tour di presentazione nelle librerie di Italia Whole Trotta tour, richiamando alla mente un celebre pezzo dei Led Zeppelin.

“Non so neanche fischiare – prosegue con una certa dose di ironia –  eppure la musica è la mia vita, il palco la mia casa, il pubblico la mia famiglia”. Sarà per il fatto che discende da una famiglia di artisti: la mamma Luciana era ballerina contorsionista, mentre i nonni materni recitavano, ballavano e cantavano. Per non parlare dei nonni paterni, Radames e Lina, che erano uno violinista del Teatro alla Scala e impresario e l’altra soprano, una cantante d’opera insomma.

L’arte, la musica e lo spettacolo, insomma, Claudio ce li ha nel sangue: dopo alcuni anni di militanza nelle radio libere degli anni Settanta, nel 1979 fonda la Barley Arts di cui è tuttora titolare e anima, con la quale ha organizzato oltre 15mila eventi tra concerti, spettacoli dal vivo e festival in Italia e nel mondo.

Ha lavorato con moltissimi artisti internazionali e italiani, tra cui Bruce Springsteen, Pearl Jam, AC/DC, Kiss, Sting, Metallica, David Bowie, Guns N’ Roses, Iron Maiden, Aerosmith, Frank Zappa, Stevie Wonder, Elio e le Storie Tese, Litfiba, Renato Zero, Luciano Ligabue. E in questo libro ci sono gli aneddoti di una vita, riguardanti importanti figure della musica e dello spettacolo. Quelli ad esempio sul leader dei Guns N’ Roses, Axl Rose, su Bruce Springsteen, Motörhead, Van Halen, Eels e tanti altri.

C’è il racconto di come, Claudio Trotta  in quarant’anni di carriera sia riuscito a promuovere e a far conoscere nel nostro Paese le stelle di prim’ordine della scena musicale internazionale, organizzando show e festival di  gran successo. Ma anche di come stia tentando di opporsi al fenomeno del Secondary ticketing e alla strategia delle multinazionali che sempre più presidiano il mercato della musica portandolo all’omologazione. E se gli chiedi qual è il segreto del suo successo, di getto risponde: “Avere un’alta considerazione del pubblico, superiore di gran lunga a quella per le stesse rockstar”, perché dice in maniera sibillina, “se non ci fosse un pubblico che andrebbero ad ascoltarle, queste rockstar suonerebbero nel salotto di casa loro”.

Immagine in evidenza tratta dalla pagina Facebook di Claudio Trotta