Quanto vale la vita di una donna stuprata e uccisa, di un genitore massacrato di botte o di una figlia strangolata e messa in un sacco della spazzatura? Che prezzo ha perdere l’uso delle gambe e delle braccia durante una rapina? Pochissimo a leggere il decreto, a tripla firma dei ministri Orlando, Minniti e Padoan, che ha determinato lo scorso 31 agosto gli importi per indennizzare le vittime di reati “intenzionali violenti” i cui autori non risarciscono. Dal 10 ottobre questo decreto – legato alla norma che prevede gli indennizzi cioè la 112 del 2016 – prevede 7200 euro per l’omicidio, cifra che sale a 8200 se chi ammazza è un coniuge o una persona che ha avuto una relazione affettiva con la vittima: per il risarcimento c’è con un occhio di riguardo (“maggiore ristoro”) ai figli di chi non c’è più. Lo stupro invece vale poco più della metà: 4800 euro. Tutto il resto può essere indennizzato al massimo con 3000 euro. Una sorta di elemosina di Stato per quanto riguarda l’Italia, perché in altri paesi le cose vanno diversamente e perché questa è una materia da tempo disciplinata dall’Europa, anche se lo Stato italiano per molto tempo ha fatto finta di niente.

“La direttiva Europea 2004/80 è nata per il risarcimento/ indennizzo equo e adeguato per le lesioni subite dalle vittime di reati, o ai loro famigliari qualora la vittima deceda – spiega Paola Radaelli, presidente della neonata Unavi (Unione nazionale vittime) -. Purtroppo l’Italia avrebbe dovuto risarcire le vittime di reati violenti come succede in molti stati europei. L’Italia invece non ha mai recepito questa direttiva e infatti è stata condannata a pagare un infrazione di 21mila euro al giorno. Proviamo a fare la somma di quello che è stato pagato di multa dal 2004 al 16 luglio 2016. Credo non ci siano parole per commentare”. All’associazione, che ha visto la luce il 5 luglio scorso in Senato, hanno aderito al momento una sessantina di persone: tra loro c’è Federica Pagani, vedova di Pietro Raccagni, macellaio di Pontoglio, colpito alla testa con una bottiglia nel corso di una rapina in villa nel luglio del 2014; Gigliola Bono, madre di Monia del Pero, 19enne strangolata e messa in sacco dall’ex fidanzato nel 1989; le figlie dei coniugi Solano, massacrati in casa a Palagonia nel 2015; Gianmichele Gangale, inchiodato a una sedia a rotelle dopo essere stato accoltellato alla spina dorsale il 24 gennaio 2013 durante una rapina in casa. “Stiamo cercando di raccogliere dei fondi per l’acquisto di una carrozzina – spiega Radaelli – che costa 30mila euro. Gangale ha anche una figlia piccola”. Ma ci sono tante altre vittime che hanno aderito, “persone che non hanno mai voluto uscire allo scoperto”, ma che ora vogliono giustizia fino in fondo.

Di fronte a uno Stato così avaro l’unico modo era unirsi per far sentire più forte la propria voce. Con la legge del 7 luglio 2016 l’Italia “non è più in infrazione, ma le vittime si sentono prese un’altra volta in giro perché: è stato inserito il reddito e può accedervi solo chi ha un massimo annuo di 11mila euro cioè nessuno e il fondo è ridicolo se pensiamo a quante vittime ci sono sul territorio italiano, queste vittime se vengo risarcite di 2/3mila euro è già tanto. È stata apportata una modifica al decreto ministeriale 150126/2017, ma si tratta di un’altra altra presa sin giro. Noi come Associazione Unione Nazionale Vittime chiediamo la modifica della 122 affinché il governo possa rifinanziare il fondo con delle somme eque perché le vittime possano essere risarcite nella misura giusta, come del resto viene già fatto da tanti anni per le vittime di terrorismo e di criminalità organizzata. Un esempio eclatante l’ha dato la Spagna che ha messo a disposizione solo per i reati di femminicidio un miliardo di euro in più. In Italia vengono tutelati i diritti di chi commette un reato e sono dimenticati i diritti di chi li subisce”.

 

Riceviamo dal ministero della Giustizia la seguente precisazione:

La legge cd. europea 2015-2016, che ha istituito il Fondo per le vittime dei reati intenzionali violenti, ha posto fine ad anni di inerzia dello Stato, che aveva omesso di recepire una precisa Direttiva dell’Unione europea. La legge 7 luglio 2016, n. 122, in attuazione della direttiva 2004/80/CE, ha provveduto a tal fine, stabilendo che sia integrato il “Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell’usura” – già esistente presso il Ministero dell’Interno – attraverso l’erogazione di un contributo annuale a carico dello Stato di 2,6 milioni di euro, che estende le competenze ai reati intenzionali violenti (atti sessuali con minorenni, furto con strappo, lesioni personali gravissime, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale, omicidio, etc.).
Trattandosi, quindi, di una somma tutt’altro che ingente, il Ministro della Giustizia, subito dopo l’approvazione della legge e l’istituzione del Fondo, si è attivato per reperire ulteriori risorse finanziarie.
Con la legge cd. europea di prossima approvazione sarà aumentato di molto lo stanziamento, per rispondere anche alle richieste di indennizzo per fatti commessi antecedentemente all’entrata in vigore della legge 122/2016. L’articolo 4 dello schema di disegno di legge europea 2017 provvede, infatti, a disciplinare le fattispecie suscettibili di elargizione del predetto indennizzo, precedenti all’entrata in vigore della legge europea 2015/2016, stabilendo un termine decadenziale di centoventi giorni per la proposizione della domanda di indennizzo. In tal modo è stata prevista la copertura del Fondo anche per il periodo 2006-2015, con un onere complessivo stimato pari a 26 milioni di euro e considerando una possibile platea di 6.520 beneficiari nel decennio di riferimento.
Con la legge di stabilità per il 2017, inoltre, sempre su iniziativa del Ministro della Giustizia, è stata prevista la destinazione al Fondo per le vittime dei reati intenzionali violenti delle somme di denaro dovute a titolo di sanzione pecuniaria civile dal condannato in sede civile per fatti che sono stati depenalizzati con decreto legislativo n. 7 del 2016. La cifra non può essere determinata in anticipo, poiché dipende dal numero di sanzioni che verranno comminate ogni anno, ma si tratta di un canale di finanziamento stabile in grado di mettere a disposizione somme ingenti per il Fondo.
Il Ministro della Giustizia ha infine proposto ed ottenuto che, con la legge di bilancio che sarà approvata entro fine anno, sia quadruplicato l’originale stanziamento previsto per il Fondo, in modo da arrivare ad un importo complessivo di 10 milioni di euro all’anno necessari ad incrementare la misura degli indennizzi in favore delle vittime. Tra poco più di due mesi, quindi, con l’approvazione della legge di bilancio, sarà possibile rivedere il decreto di determinazione degli importi, aumentando significativamente gli indennizzi.

Speriamo che l’aumento significativo, benché piuttosto vago e ancora da approvare, possa davvero indennizzare e non fare un’elemosina solo un po’ meno scandalosa (g.t.)