Gli uomini fanno la guerra e la guerra fa gli uomini. Non possono che farne un mantra gli arruolati nell’esercito degli Stati Uniti nel momento in cui sentono vacillare il loro servizio a un Paese che – sostanzialmente – li manda a morire. Così è che l’ultima bandiera sventolante (Last Flag Flying) diventa quella avvolta attorno alla loro bara, sacro contenitore di quanto di loro resta da onorare, con il Presidente che per delega si stringe alla famiglia del caro estinto e la nazione che ringrazia per l’eroico sacrificio.

Cambiano i conflitti, i presidenti, i territori e gli armamenti ma la ritualità si perpetua: pertanto non stupisce che un veterano del Vietnam rimasto solo al mondo (Steve Carell) vada cercando i propri ex commilitoni per accompagnarlo alla salma (e successivi riti di sepoltura) del figliolo appena ucciso in Iraq. Stupisce magari che li vada letteralmente a scovare dopo 30 anni di non frequentazione, ritrovandoli in esistenze diametralmente opposte: l’uno alcolizzato e donnaiolo a gestire un pub (Bryan Cranston), l’altro divenuto pastore con moglie e figli (Laurence Fishburne). Le reticenze durano pochi istanti di fronte a una solidarietà antica che si rinnova grazie a un vissuto condiviso inciso nella memoria.

E’ così che Richard Linkater, tra i più talentuosi cantori americani dell’umana sorte contemporanea, inizia il suo nuovo film, Last Flag Flying, scritto con Darryl Ponicsan ovvero l’autore del libro da cui la pellicola trae ispirazione. Presentato in prémière assoluta un mese fa al Festival di New York e successivamente al BFI London film Festival, è approdato oggi in prima nazionale alla Festa del Cinema di Roma accolto da calorosi applausi. E non poteva che essere così per un autore regolarmente amato dalla critica capace tuttavia di comprendere le sensibilità di pubblici trasversali. Prolifico, rigorosamente indie, profondamente texano ma pacifista, il 57enne regista da Houston sigla con quest’opera definibile quale road/vet/buddie movie uno ritratto umano totalmente al maschile raccolto in un momento critico sia della propria esistenza che del proprio rapporto con l’istituzione di appartenenza, rappresentata da una nazione devota al dovere militare come massimo servizio alla patria.

Sotto l’acuto sguardo di Linklater sfilano temi a lui cari profusi – come sempre – dentro a una contaminazione di genere che riesce a veicolare la medesima quantità di risate e di commozione. Ambientato nel 2003, ab origine dell’uso “massivo” dei cellulari e del web anche negli States (indimenticabili i siparietti dei tre protagonisti alle prese con le mirabolanti prestazioni del cellulare appena acquistato..), Last Flag Flying esprime con la tradizionale leggerezza di spirito di Linklater la profondità di una vicenda drammatica che, mentre profuma di attualità, rimanda a valori universali mai sopiti: la critica all’adesione indiscriminata alla guerra perpetrata da ogni governo statunitense, il valore supremo dell’amicizia sodale, la necessita della memoria storica e privata, la famiglia quale nucleo primigenio dentro al quale “impiantare” i valori stessi.

Ma se qualcuno osasse mai intendere il cinema di Richard Linklater come “cinema a tema” – chiaramente – si sbaglierebbe: il suo sguardo da squisito intrattenitore assorbe quanto sopra elencato in dispositivi immancabilmente piacevoli e impeccabilmente interpretati, e quest’ultimo tassello non fa eccezione con un trittico di attori perfetti. L’intelligenza artistica del cineasta già creatore di pellicole come Boyhood e la trilogia dei “Before” è tale da ridefinire in bellezza ogni possibile riflessione storica, civile o morale che dir si voglia: una qualità imprescindibile negli artisti talentuosi e che in Linklater felicemente abbonda. Last Flag Flying è prodotto e distribuito negli USA da Amazon Studios: si attende di comprendere se in Italia avrà un’uscita nelle sale o sarà presto disponibile sulla piattaforma del gigante del web.