“Di ineludibile c’è solo la verità”: questa frase resterà a lungo nella memoria di chi ieri sera l’ha ascoltata durante il programma “Che tempo che fa”. A pronunciarla, Paola Regeni, ospitata col marito Claudio da Fabio Fazio. Questa frase è stata la risposta a chi aveva usato quell’aggettivo così impegnativo, 40 giorni fa, a proposito della partnership con l’Egitto: il ministro degli Esteri Angelino Alfano.

Talmente ineludibile da aver spinto il governo, il 14 agosto, a decidere di rimandare l’ambasciatore italiano al Cairo (poi insediatosi esattamente un mese dopo), proprio in coincidenza col quarto anniversario del peggiore massacro della storia egiziana e senza neanche darne preavviso ai genitori di Giulio.

Quali “passi avanti” (espressione ossessivamente ripetuta negli ambienti governativi) nella ricerca della verità su Giulio il ritorno dell’ambasciatore abbia favorito, è presto detto: zero. Tra i vari passi indietro, invece, la Commissione egiziana per i diritti e le libertà – l’organizzazione non governativa che fornisce consulenza ai legali della famiglia Regeni – è sempre più nel mirino del governo e il fondatore di un’associazione per la ricerca dei desaparecidos è in carcere, sottoposto a torture e con la cella piena di topi.

Da 21 mesi nelle parole di Paola e Claudio Regeni non c’è traccia di rancore, non c’è desiderio di vendetta. Ci sono domande, tuttora eluse: “chi e perché”, domande che non riguardano mai solo Giulio ma – come ricordato anche ieri sera – tutti i Giulii e tutte le Giulie d’Egitto. Ne spariscono tre o quattro al giorno, con serialità argentina o cilena, in un paese dove tanti corpi torturati narrano la ferocia della repressione.

Nelle parole di Paola e Claudio Regeni c’è l’assenza di pentimento, anzi l’orgoglio di aver educato un figlio ad avere uno sguardo aperto sul mondo, a esserne un cittadino globale, un appassionato studioso. “Sono questi i nostri valori”.

Foto tratta dalla pagina Facebook di Che tempo che fa