La stampa anglosassone sembra non avere ancora abbastanza dello scandalo sessuale di Hollywood. I commenti di sostegno delle star nei confronti delle donne che hanno mosso le accuse contro Harvey Weinstein, mega produttore cinematografico, continuano a riempire le prime pagine dei giornali, le conversazioni radiofoniche e televisive. Un vero e proprio bombardamento di solidarietà nei confronti delle vittime di un super-predatore sessuale. E’ da quando lo Stato Islamico ha tagliato la testa a James Foley, facendone girare in rete il video, che la stampa anglosassone non si impunta su una notizia non politica per così tanto tempo. Certo una carriera di assalti sessuali, violenze ed abusi contro le donne più belle del mondo è allo stesso tempo una notizia seria, macabra e frivola. Poiché coinvolge il mondo delle stelle del cinema, poi, si vende bene al pubblico.

Un’analisi antropologica dei fatti e della reazione della stampa e del pubblico mette a nudo una realtà scomoda da digerire. In primis, la corsa delle star maschili e femminili su Twitter, Facebook e via dicendo a manifestare la loro solidarietà nei confronti delle vittime attraverso un gigantesco mea-culpa fa riflettere su quanto l’umiliazione sessuale delle donne nel mondo del cinema sia diffusa. Fa riflettere anche che un personaggio come Colin Firth, celebrato solo un paio di settimane fa per aver preso la cittadinanza italiana ed amato un po’ da tutti, abbia confessato di non aver fatto nulla quando la collega, Sophie Dix, gli ha raccontato di essere stata sessualmente attaccata da Weinstein. Firth ammette di averle offerto la sua solidarietà e basta e naturalmente oggi se ne pente.

Dunque che Weinstein fosse un predatore sessuale si sapeva benissimo ad Hollywood, e se lo sapevano ad Hollywood lo sapevano anche a Washington DC, eppure sia i Clinton che gli Obama lo hanno celebrato quale benefattore del Partito democratico. Che bel trionfo di ipocrisia!

Sono questi gli eroi del villaggio globale? E che differenza c’è tra loro e quelli nostrani? Anni fa una commercialista che lavorava per il Quirinale mi spiegò come una donna fa carriera in politica, poco dopo una giornalista televisiva mi raccontò che anche in televisione la posizione consigliata alle donne in carriera è quella orizzontale. Entrambe affermarono che le prestazioni sessuali con i direttori di testata o i politici non sono affatto legate alla soddisfazione di passioni maschili, piuttosto la sottomissione sessuale imposta alle donne dagli uomini di potere, è un rito di passaggio al quale tutte le donne devono sottomettersi.

Leggendo la valanga di accuse mosse contro Weinstein viene il dubbio che anche nel suo caso la frenesia sessuale contro le donne che attraversavano il suo impero cinematografico avesse motivazioni analoghe.

Gli psicologi ci insegnano che la continua violenza sessuale sulle donne, specialmente contro quelle molto giovani, spesso nasconde grossi problemi di virilità. E’ quello che emerge dai comportamenti maschili nelle riserve indiane dove è alta l’incidenza degli abusi sessuali sulle bambine ed sulle adolescenti. Le riserve sono veri e propri getti, dove gli uomini sono stati evirati, consegnati all’alcol ed alla miseria. Di fronte a questa tragedia esistenziale si vendicano sulle bambine e le adolescenti di casa, le violentano e così facendo si illudono di riconquistare la propria virilità. In Occidente i predatori sessuali si difendono affermando di essere tossici del sesso, un’espressione usata anche da Harvey Weinstein, ma l’aberrante sostanza dell’atto rimane la stessa.

Discorso diverso va fatto per chi tace pur sapendo delle violenze e degli abusi sessuali. Come le donne nelle riserve indiane tacciono quando le loro figlie e nipoti sono vittime dei loro padri, mariti, fratelli e cognati, così i divi di Hollywood hanno tenuto la bocca ben chiusa quando le loro colleghe sono finite preda di uomini come Weinstein – perché parliamoci chiaro lui non è certamente il solo. Non vedo alcuna differenza nei loro comportamenti. In fondo anche Hollywood è un ghetto aperto solo a chi ne fa parte e recintato dall’effimero successo di chi ha scelto di esserci chiuso dentro.

A monte c’è l’accettazione di un rito di passaggio, barbaro ed inumano, ma pur sempre tradizionale. Il sesso è sempre andato a braccetto con il potere, la notorietà ed il denaro. E poi c’è la certezza che un’alternativa migliore non esiste. Come non c’è via d’uscita dalle riserve indiane così non esiste un’Hollywood diversa.

Morale: il sistema di abuso nei confronti delle donne viene mantenuto in vita da chi ne fa parte, quindi in modi diversi tutti sono colpevoli, le donne indiane che chiudono un occhio e gli attori e le attrici che offrono la spalla alle colleghe violentate, che sfuggono all’attacco del predatore, ma si guardano bene dal denunciare l’abuso sessuale. Ed anche noi siamo colpevoli se condoniamo il silenzio di chi sa e non parla.