“Le donne che hanno denunciato le molestie sessuali subite da Harvey Weinstein sono delle eroine”. Anche l’attrice Meryl Streep è intervenuta a margine di uno degli scandali più chiacchierati d’America. La stella hollywoodiana ha parlato di “disgustoso abuso di potere” riferendosi all’oramai ex produttore cinematografico, dal momento che mentre la Streep parlava Weinstein è stato licenziato dalla società di produzione da lui co-fondata, la Weinstein Company.

Secondo l’inchiesta pubblicata dal New York Times alcuni giorni fa, il 65enne newyorchese è stato accusato di reiterate molestie sessuali da almeno una quindicina di vittime, tra cui le attrici Ashley Judd, Rose McGowern, e diverse dipendenti della Miramax e della successiva The Weinstein Company. “La decisione del licenziamento è arrivata alla luce delle nuove informazioni sulla cattiva condotta da parte di Harvey Weinstein emerse negli ultimi giorni”, ha spiegato Lance Maerov che, assieme al fratello di Harvey, Bob Weinstein, a Richard Koenigsberg, e Tarak Ben Ammar (importante socio in affari di Silvio Berlusconi negli ultimi vent’anni ndr) ha votato l’espulsione per una imprecisata violazione del codice aziendale non ancora specificata. Paul Tudor Jones, altro membro del cda tutto al maschile della casa di produzione cinematografica, aveva già rassegnato le dimissioni 24 ore dopo la notizia dello scandalo.

Le accuse raccolte dal NYT spaziano su una serie di casi di molestie sessuali durate almeno trent’anni. Molte di queste, come quella subita dalla Judd e dalla dipendente TWC Emily Nestor, hanno tutte come spazio dell’agguato con promessa di promozione una stanza dell’hotel Peninsula di Beverly Hills dove Harvey Weinstein ha alloggiato centinaia di volte. “Le dipendenti donne di questa azienda vivono in un ambiente tossico”, ha ricordato in un memoriale accusatorio la dipendente Lauren O’Connor anche lei finita tra le richieste impellenti di mister Harvey. Tra le vittime ci sono state attrici e assistenti: tra le donne che lo hanno accusato, come riporta il Nyt, anche Ambra Battilana, parte lesa nel processo Ruby bis. Casi e dettagli sono stati talmente circostanziati, come del resto gli otto patteggiamenti che non sono passati inosservati, tanto che lo stesso Weinstein ha dovuto immediatamente ammettere le proprie colpe: “Riconosco di aver provocato dolore e mi scuso. Cercherò di non comportarmi così anche grazie al lavoro di terapeuti che mi stanno aiutando. So di avere una lunga strada da percorrere di fronte a me”.

Bob e Harvey Weinstein fondarono la Miramax nel 1979 rendendola presto una casa di produzione indipendente affermata, lanciando titoli come Sesso, bugie e videotape, Clerks e Pulp Fiction. Nel 1993 la Disney ha acquistato la compagnia ma ha lasciato ampio margine di manovra creativa ai Weinstein che in quel periodo hanno distribuito il premio Oscar Shakespeare in love, La vita è bella e Pinocchio di Benigni negli USA. Nel 2005 la rottura con la Disney e la fondazione di una nuova società, la Weinstein Company, una delle cosiddette “mini-major” di Hollywood assieme a Lionsgate, STX, Open Road Films, e MGM. Tantissimi i titoli in listino: Bastardi senza gloria, Il lato positivo, Django Unchained, Il discorso del re (altro Oscar) e Lion. Il caso Weinstein è finito su tutti i giornali statunitensi anche perché Bob e Harvey  sono stati più volte sostenitori a livello finanziario di molte cause liberal del partito democratico, dall’epoca di Bill Clinton, passando per quella Obama, fino al sostegno per Hillary Clinton. In mezzo alla bufera non è così potuta mancare la dichiarazione del presidente Trump: “Conosco Weinstein da tempo e la situazione in cui si trova non mi sorprende affatto”.

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