Il notaio Gian Battista Coltraro

Nel centrodestra, però, non sono solo le liste di Forza Italia ad essere piene di candidati con qualche problemino giudiziario. A Siracusa l’Udc (che questa volta va a destra e appoggia Musumeci) candida il notaio Giovan Battista Coltraro, ex sostenitore di Crocetta che a marzo è stato rinviato a giudizio per falso in atto pubblico. Secondo l’accusa nella sua veste di notaio avrebbe favorito l’acquisizione illecita di appezzamenti di terreno per un valore totale di tre milioni di euro. A causa dei suoi guai giudiziari Coltraro era già stato sospeso per 10 mesi dall’attività professionale: mentre è sotto processo prova a farsi confermare in consiglio regionale. I neo scudocrociati di Lorenzo Cesa candidano anche Giuseppe Sorbello, sotto processo per voto di scambio, mentre a Messina puntano tutto su Cateno De Luca, ex vulcanico deputato regionale, per il quale la procura peloritana ha chiesto una condanna a 5 anni: è accusato di aver favorito le imprese della sua famiglia quando era sindaco del piccolo comune di Fiumedinisi. Ad Agrigento corre Gaetano Cani, a processo con l’accusa di estorsione: avrebbe costretto alcuni docenti di un istituto paritario a firmare le “dimissioni in bianco” accettando compensi inferiori rispetto a quelli indicati in busta paga.

Può vantare addirittura due condannati in primo grado la lista Popolari e Autonomisti – Idea Sicilia, cioè la fusione del partito dell’ex ministro Saverio Romano (processato e assolto per concorso esterno a Cosa nostra) e di Roberto Lagalla, che fu assessore alla sanità di Salvatore Cuffaro. A Palermo, per esempio, si candida Roberto Clemente, recentemente condannato in primo grado a sei mesi per corruzione elettorale. L’inchiesta della procura di Palermo aveva ricostruito, tra le altre cose, il livello raggiunto dalla compravendita di voti in Sicilia:per avere 150 preferenze bastava pagare 30 euro, in pratica ogni voto costava appena 5 euro. Prova a tornare all’Ars con la stessa lista di centro, ma candidandosi a Messina, Roberto Corona, ex presidente di Confcommercio, già deputato regionale del Pdl, condannato in primo grado a tre anni dal tribunale di Roma: era finito coinvolto in uno scandalo su alcune facili fideiussioni dell’Ascom. Per lui i giudici capitolini hanno ordinato il sequestro di circa 700mila euro.

Prova a tornare a Palazzo dei Normanni anche Santino Catalano, consigliere regionale “trombato” nel 2012: a causa di un patteggiamento a un anno e undici mesi per abuso edilizio aveva rischiato di decadere da deputato già nel giugno del 2011. Dichiarato ineleggibile dal tribunale civile era stato salvato dal voto segreto dei colleghi onorevoli, che a pericolo scampato lo avevano anche festeggiato a colpi di baci e abbracci tra gli scranni di palazzo d’Orleans.

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