Il manifesto elettorale di Riccardo Pellegrino

Nei giorni scorsi, invece, ha tenuto banco il caso di Riccardo Pellegrino, consigliere comunale di Catania e fratello di Gaetano, imputato per mafia. “È considerato punto di riferimento del clan dei Carcagnusi“, ha ricordato Claudio Fava, il candidato governatore dei bersaniani che ha convocato una conferenza stampa apposita per ricostruire alcune vicende che riguardano il candidato di Forza Italia all’Assemblea regionale siciliana. Come quando, nel 2014, si presentò nella redazione catanese di livesicilia.it accompagnando Carmelo Mazzei, figlio del boss latitante Nuccio Mazzei. “Dall’intercettazione ambientale su quell’incontro, disposta dai magistrati – ricordava Fava l’altro ieri – si apprende che Riccardo Pellegrino è “orgoglioso” di vivere nel quartiere catanese di San Cristoforo, regno del clan Santapaola, ma si lamenta perché adesso ci sarebbe solo la piccola criminalità mentre se in campo ci fossero state persone di spessoremafiosi, tutto questo manicomio non c’era”.

Il nome di Pellegrino era stato segnalato alla commissione Antimafia già due anni fa. Chi era la fonte di quella segnalazione? Nello Musumeci, lo stesso che ora prenderà anche i voti di Pellegrino. “Il pane si fa con la farina che si ha in casa“, diceva nel 2012 il candidato governatore a chi gli chiedeva della presenza nelle sue liste di personaggi discutibili. Cinque anni dopo non ha cambiato idea. E a Palermo la lista del suo movimento (che si chiama Diventerà Bellissima) candida Pietro D’Aì, ex sindaco di Misilmeri, comune sciolto per mafia nel 2012. Le accuse all’ex primo cittadino e agli altri amministratori vennero archiviate ma le valutazioni messe nere su bianco dal gip Luigi Petrucci non erano esattamente entusiasmanti. A Misilmeri c’era “una gestione della cosa pubblica – scriveva il giudice – in talune occasioni francamente illecita ma senza che emergessero delitti collegati al sodalizio mafioso”.

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