Bruce Chatwin amava l’Italia. Quando era ospite dei Von Rezzori, magnifici ospiti di grandi scrittori, si rifugiava a scrivere nella torre trecentesca di Donnini, in Toscana. Anche in Galles scriveva in una torre. Quale edificio è più solitario, introspettivo, sospettoso, protetto?

Oggi Chatwin lo potete incontrare nella torre di Castelnuovo Magra, sopra La Spezia, un magnifico paese dell’Italia che non si sa. Una mostra ci fa vedere inediti scatti in bianco e nero, scovati e scelti da Elizabeth Chatwin e Luciana Damiano tra negativi mai sviluppati. E’ un doppio inedito, perché molti non si erano mai visti e perché si conosce bene il fotografo a colori (Adelphi ha pubblicato ben due libri), ma il bianco e nero è un’altra cosa, e fa notare uno sguardo obliquo, sempre di lato, che anima anche le case e i monumenti.

La capacità di vedere qualcosa che gli altri non vedono lo aveva fatto diventare giovanissimo esperto d’arte per Sotheby. In un negozietto colmo di oggetti nel bazar scopriva al volo la ceramica persiana antica, rara e bella. Una passione che si è trasfusa in Utz, il suo romanzo, sul collezionista praghese ossessionato dalle porcellane.

C’è un taglio particolare caratteristico del Chatwin fotografo che fa intravedere chi c’è dietro, come se sbucasse da un angolo e poi si ritraesse. Del resto Chatwin non girava con la Leica al collo, la tirava fuori dallo zaino e subito la rimetteva via. Le foto appese sono toccate dal vento, ad ogni piano quattro o cinque, da guardare bene e poi arrampicarsi su una ripidissima scaletta lignea per andare a scoprirne altre, un’ascesa doverosa, le cose belle vanno un po’ conquistate, e all’ultima delle sei scalette vedrete lo zaino in pelle, piccolo, da viaggiatore snob ma serio, poche cose bastano: un minimo di biancheria, i taccuini e la Leica.

Aprite poi la porticina che vi porta in cima, non ci sono più foto, e con lo sguardo di Chatwin guardate la valle, il mare, i monti. Chatwin lo farebbe di sicuro.

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