La delibera capitolina che approva l’interesse pubblico per lo stadio dell’As Roma finisce all’attenzione della magistratura contabile. Francesco Sanvitto, architetto urbanista e militante “non pentito” del M5S, ha presentato in Corte dei Conti un dettagliato esposto contro la realizzazione dell’impianto sportivo di Tor di Valle e del progetto proposto dalla società Eurnova. Un ricorso che arriva proprio alla vigilia di importanti passaggi propedeutici all’approdo del secondo progetto – quello modificato dall’attuale amministrazione capitolina – nella seconda conferenza dei servizi in programma presso la Regione Lazio.

Fra le varie criticità segnalate da colui che è ancora il coordinatore del tavolo della “libera urbanistica” messo in piedi dal M5S, ci sono tre punti in particolare su cui concentrarsi. In sostanza, secondo Sanvitto il Comune paga “con moneta urbanistica” aree che avrebbe dovuto ottenere gratuitamente, ottiene meno di quanto stabilito in termini di valore di opere pubbliche e, per giunta, quelle opere “per la città” realizzate dall’As Roma sarebbero da considerarsi indispensabili affinché lo stesso proponente possa svolgere la propria attività in sicurezza. Fra le richieste ai magistrati contabili, quella di quantificare l’eventuale danno erariale portato dalla delibera in corso, di valutare la legittimità di una possibile variazione al piano regolatore e, soprattutto, di verificare la differenza fra i costi sostenuti per la localizzazione dello stadio a Tor di Valle rispetto a un’altra zona della Capitale.

LE MOTIVAZIONI TECNICHE – Sanvitto nel suo esposto afferma che “con la delibera 132/2014 (Marino-Caudo, ndr) e la 32/2017 (Raggi-Montuori, ndr), l’Amministrazione Capitolina prevede di risarcire il proponente con la moneta urbanistica per entrare in possesso di quelle aree che, di contro, l’Amministrazione avrebbe dovuto ricevere a titolo gratuito”. Molto dettagliata la spiegazione secondo cui Roma Capitale ottiene meno di quanto previsto rispetto il ritorno in opere pubbliche: “L’interesse pubblico – si legge – si avrà solo e soltanto se almeno il 50% del plus-valore finale delle opere private concesse in deroga ritorna nelle casse dell’ente pubblico sotto forma di opere”; per l’architetto, analizzati i valori Omi e i riferimenti economici “il valore che spetta a Roma Capitale per ogni metro quadrato di Sul è di 2.174 euro/mq e non gli 800 euro che si dichiarano ‘congrui’”.

E non è tutto. “Non solo il calcolo del valore della moneta urbanistica per l’equilibrio economico-finanziario indispensabile per stabilire l’interesse pubblico porta ad un indebito arricchimento del proponente, ma con quella piccola quota parte che resta vengono realizzate opere che il proponente avrebbe, comunque, dovuto realizzare per poter usare in sicurezza le sue strutture”. Infine, “il costo di costruzione, indicato in 43,3 milioni, doveva essere un onere fiscale da corrispondere direttamente nelle casse comunali, invece esso viene utilizzato per permettere al proponente di realizzare opere a scomputo che prevedono un suo arricchimento sugli oneri finanziari”.

SETTIMANA DECISIVA – Indipendentemente da quello che deciderà di fare la Corte dei Conti sull’esposto di Sanvitto, sta per iniziare una settimana decisiva per il futuro dello stadio di Tor di Valle. Entro il 5 agosto la Regione Lazio si sarebbe dovuta esprimere rispetto all’indizione di una nuova conferenza dei servizi, ma a quanto apprendere IlFattoQuotidiano.it gli uffici si prenderanno altri giorni di tempo per valutare i pareri dei soggetti coinvolti, che stanno arrivando alla spicciolata. A quel punto le soluzioni saranno tre: il via libera diretto al progetto, la bocciatura definitiva o, ipotesi più probabile, l’indizione di una nuova conferenza dei servizi che si protrarrebbe fino alla prossima primavera (oltre la data naturale delle prossime elezioni regionali).

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