È il grande giorno. Ecco l’inaugurazione “prima fase – nuova stazione – Napoli Afragola” il progetto realizzato dall’archistar anglo-irachena Zaha Hadid costato 70 milioni di euro. Per ora una cattedrale nel deserto, o meglio, una grande infrastruttura ancora da completare. Un involucro vuoto addobbato a festa per l’occasione e vietato a fotoreporter e videoperatori tanto da scatenare la protesta dell’Ordine dei giornalisti della Campania e dell’Unione giornalisti informazione visiva, che in una nota hanno denunciato: “Le immagini dei passaggi fondamentali della visita del premier Gentiloni, a partire dall’arrivo in stazione e alla successiva visita nel cantiere, sarebbero state fornite dalle Ferrovie e dalla presidenza del Consiglio. Ci dispiace pensare che forse la presenza di obiettivi fotografici diversi da quelli della comunicazione ufficiale, non sia più gradita: è una censura”.  Applausi, emozione, petto gonfio di orgoglio con passerella incorporata e discorsi alla nazione.

A tagliare il nastro è il premier, a tempo determinato, Paolo Gentiloni, il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio dal discorso collaudato, i sindaci dei cinque comuni firmatari del patto per la Tav, felici non tanto per l’inaugurazione ma per una probabile candidatura in Parlamento, e i rappresentati istituzionali locali con l’immancabile modalità da comizio, tra pochi giorni ci sono le amministrative. Poi c’è il “coro dei gufi”, i “No Tav“,  alcuni dei quali hanno manifestato e buttato le mani per difendersi. Avversano il “gioiello architettonico” perché costato in modo spropositato, sovradimensionato e per niente funzionale, vista la vicina stazione dell’alta velocità di Napoli. Soprattutto, denunciano un patto d’interessi tra politica, costruttori, imprenditori, teste di legno con la regia dei clan o meglio la capofila famiglia-costa Moccia. Chiacchiere di detrattori, ingiurie, forse.

La svolta ci sarà. È fissata entro il 2022, quando la stazione dell’alta velocità Porta del Sud sarà inserita in una rete di collegamenti, tutta da inventare, con attorno i nuovi quartieri riqualificati di San Marco, Saggese e Ferrarese. Opere compensative milionarie, che una volta ultimate daranno lustro e slancio al comune alle porte di Napoli. Tra 5 giorni partiranno le prime corse da Afragola, ci saranno 36 treni, 18 verso Nord e 18 verso Sud, con un traffico stimato in circa diecimila passeggeri dicono da Rfi. Il biglietto con destinazione Roma Termini costerà in media 34,90 euro mentre da Napoli ad Afragola 15 euro.

C’è da sciogliere il nodo dei collegamenti e dei servizi, ma è un’altra storia. Ora gli occhi sono puntati alla Variante urbanistica Tav che riguarderà proprio la stazione Porta del Sud. Si tratta dei terreni antistanti la stazione, dove dovrebbero sorgere parcheggi, alberghi, gallerie commerciali, servizi, una sorta di fiera espositiva e una piccola newtown al servizio della stazione Tav. È la vera partita. Molti terreni sono stati acquistati dalla famiglia-cosca Moccia, camorristi ormai “oltre”, con la testa finanziaria altrove, che però non navigano nell’oro: hanno il fiato sul collo degli investigatori e magistratura. Lo scorso 30 marzo è finito sotto sequestro un patrimonio di oltre dieci milioni di euro comprendete attività, alberghi e alcuni terreni dislocati tra Afragola e Acerra, compresa la “Casabianca”, la dimora storica di Gennaro Moccia e di donna Anna Mazza, a lungo reggente del clan dopo l’uccisione del marito negli anni 70 e nota come “La signora”.

A comandare, ci sono i figli Luigi, Angelo e Antonio, poi il cognato Filippo Iazzetta, marito della sorella Teresa, un clan familiare uscito incolume da anni di grandi guerre e con un patto di non belligeranza con “Alleanza di Secondigliano” e altri clan dormienti usciti vincitori dalla guerra degli anni Ottanta che oppose a suon di morti la Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo e la Nuova Famiglia dei Giuliano. Salta al disonore della cronaca nera l’efferatezza della catena di omicidi di questi giorni nell’hinterland dei comuni a Nord di Napoli: otto omicidi consumati con estrema violenza in dieci giorni. L’esecuzione di Salvatore Caputo, 72 anni, imprenditore di Afragola, ed ex politico indicato come legatissimo alla famiglia-cosca, da quei pochi collaboratori di giustizia che raccontano dei Moccia. La sua uccisione potrebbe essere il prezzo che i Moccia dovranno pagare al tavolo di negoziazione con gli alleati di un tempo forse troppo emarginati e messi da parte nei grandi affari dagli stessi Moccia come ad esempio l’affare della Variante urbanistica Tav.

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