“Non distraetevi come si è distratto nostro Signore quel giorno”. E’ il monito del Procuratore Generale alla Corte deve dire la parola finale per l’omicidio di Sarah Scazzi ad Avetrana. Se c’è una vicenda in cui la giustizia ha dato la propria rappresentazione pop questa è stata quella di Avetrana e dell’omicidio della giovane Sarah. Neanche uno dei personaggi coinvolti è stato sottratto dal destino di diventare un fumetto. Il bene ed il male, la giustizia ed il crimine sono stati venduti come prodotti da banco del capitalismo più sfrenato.

 

L’avvocato Coppi ha sostenuto che il processo ha subìto delle distorsioni dalla pressione dei media. Non sono d’accordo. La pop justice non influenza il processo ma, al contrario, esclude il processo, lo rende un inutile orpello da cui gli stessi protagonisti sono alienati, come nella dottrina marxiana del feticismo delle merci. Gli effetti di tutto questo sono ben peggiori e gravi. La giustizia mediatica salvava il processo. La giustizia pop vende i valori del bene e del male come prodotti del mercato capitalista.

C’è da chiedersi se questa giustizia pop sia sostenibile e se si possa parlare ancora di giustizia e della sua funzione tipica di ristabilire l’ordine sociale.

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