“E’ stato eletto”, “Sta facendo quello che aveva promesso”, “La Clinton era peggio”. Sono i tre mantra che i trumpisti per sentito dire, che conoscono la politica come Orfini la sensualità, usano – ad minchiam – per difendere questo troiaio umano.

Allora, cari amici trumpisti per sentito dire: non c’è bisogno di dare sempre ragione a Umberto Eco, che sosteneva come i social avessero dato voce a troppi cretini. Le vostre “argomentazioni” sono fragili come un monologo della Picierno, o se preferite Borghezio, o se preferite Sibilia. E potrei andare avanti a lungo. Nello specifico:

1) Certo che “è stato eletto”, infatti nessuno parla di colpo di Stato. Anche Mussolini e Hitler avevano il popolo dalla loro. E poi si è visto. L’essere eletti democraticamente non è, di per sé, un requisito di virtù e purezza. Oltretutto, fin dalla storia di Gesù e Barabba, la maggioranza ha quasi sempre avuto idee di merda.

2) Certo che “sta facendo quello che aveva promesso”, ma se aveva promesso idee abominevoli non è che io poi mi erotizzo perché le attua. Quelle di Trump non sono promesse: sono minacce. Iatture. Apocalissi.

3) Certo che “la Clinton faceva schifo”, e non l’avrei votata neanche sotto tortura. Infatti ha perso. E certo che anche i “liberal” fanno spesso orrore, Obama ha meritato il Nobel per la Pace come Nardella meriterebbe il Quirinale e il muro col Messico lo ha iniziato Bill. Bla bla bla. Lo so. Lo so benissimo. Infatti, a me, son sempre piaciuti i Nader e i Bernie Sanders. Ma il fatto che entrambi i contendenti avessero la rogna, e dunque fosse come scegliere tra l’Apocalisse e l’Armageddon, non mi spinge certo a difendere l’Apocalisse (o l’Armageddon) che poi ha vinto. Quello è un problema vostro: anzi, una perversione. Condoglianze.

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