“Ma il senso del limite e della misura oltre che quello sempre sano della vergogna, non fa mai venire il dubbio che forse questo modo di fare ha stancato molti italiani?”. La domanda ha per oggetto le dichiarazioni di Matteo Renzi, Luigi Zanda e Matteo Orfini, cioè i vertici del Pd, che hanno promesso a più riprese una “scadenza anticipata” del governo appena composto da Paolo Gentiloni. “Tutti impegnati affannosamente a fissare una scadenza al Governo in carica. Mi chiedo e gli chiedo, un po’ di sano senso di vergogna mai?”. A porre la domanda è un esponente di rilievo dello stesso partito, il deputato Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera. “Gli stessi che hanno fatto nascere il governo Gentiloni pensano già a come sfiduciarlo” sottolinea Boccia in un post sull’Huffington Post. “Ma come si può due settimane dopo il giuramento del governo far partire gli ultimatum dallo stesso nostro partito che ha fatto nascere il terzo governo in quattro anni. Penso sia una grave mancanza di rispetto verso il presidente del Consiglio appena nominato e verso il presidente della Repubblica” scrive il deputato pugliese. “Il nostro Paese – ricorda Boccia – è ancora una repubblica parlamentare e non la repubblica di Firenze”. Per Boccia è il segnale che la “lezione” del referendum costituzionale non ha insegnato niente alla dirigenza del Partito democratico: “Chi pensa di sfiduciare Gentiloni con metodi da casta dovrà metterci la faccia in Parlamento e davanti agli italiani. Vedo miei autorevoli compagni di partito più interessati alle ambizioni di sopravvivenza di un gruppo dirigente che rifiuta il confronto, rispetto ai problemi che è chiamato ad affrontare il Governo” sui quali gli stessi dirigenti dovrebbero “dare una mano a Gentiloni per far completare le tante cose rimaste in sospeso”. Al contrario, secondo Boccia, “continuiamo ad assistere, complice la pausa natalizia, alla costruzione di scorciatoie politiche che portano come sempre in strade senza uscita e sbagliate”.

Intanto piovono smentite dai parlamentari Pd sulla presunta proposta di riformare il sistema dei vitalizi in caso di eventuale fine anticipata della legislatura (l’attuale schema prevede che si debba arrivare a 4 anni e mezzo per averne diritto dai 65 anni). A sgombrare il tavolo è innanzitutto il capogruppo democratico Ettore Rosato: “Le congetture sulle pensioni dei parlamentari, che vedo circolare in questi giorni, sono fantasia. Il Pd non ne ha mai discusso in alcuna sede e nessuna modifica è stata né ipotizzata né pensata”. E soprattutto ci sono i presunti firmatari Pd della proposta che negano qualsiasi interessamento: “Non ho mai firmato alcuna proposta di legge sui vitalizi dei parlamentari, né ho mai discusso dell’argomento durante riunioni dell’ufficio di presidenza della Camera dei deputati”, dice la vicepresidente di Montecitorio, Marina Sereni. Notizie di stampa “destituite di fondamento” dichiara il collega Roberto Giachetti. La conferma arriva anche da un deputato di Sinistra Italia, Gianni Melillo, anche lui componente dell’ufficio di presidenza della Camera: “Ignoro quanto i giornali stanno scrivendo su presunte modifiche alla riforma”.

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