Dalle banche alle telecomunicazioni: l’agenda delle priorità del neonato governo Gentiloni si infittisce e complica prima ancora di aver giurato davanti al Capo dello Stato e di aver incassato la fiducia, ammesso che al Senato l’esecutivo riesca a passare anche senza i voti di Verdini. Ed è proprio nel momento di massima debolezza politica dell’Italia che Vincent Bolloré, il finanziere d’Oltralpe che ha acquisito il controllo di Telecom Italia e che è presente con quote rilevanti in tutti gli snodi che contano della finanza italiana, ha deciso di sferrare l’attacco a Mediaset, comprando attraverso la sua Vivendi (azionista di controllo di Telecom) il 3,01% delle azioni sul mercato e annunciando l’intenzione di voler continuare a comprare fino a diventare il secondo azionista di Mediaset, come recita il comunicato di Vivendi, “con una partecipazione che, in un primo tempo, potrebbe rappresentare tra il 10% e il 20% del capitale”.

In un primo momento, appunto. La novità non sta tanto nella volontà di salire nel capitale di Mediaset, ma nel farlo ora acquistando titoli sul mercato in aperto contrasto con l’azionista di maggioranza, cioè Berlusconi. Una mossa spregiudicata, come è nello stile di Bolloré che di scalate di Borsa e di blitz societari è un vero esperto, che potrebbe essere finalizzata alla rinegoziazione di un accordo con Berlusconi. Un primo accordo infatti c’era: Vivendi avrebbe dovuto rilevare il 100% di Mediaset Premium, da sempre spina nel fianco della tv del Biscione, e realizzare un’alleanza attraverso uno scambio di quote azionarie che prevedeva l’ingresso di Vivendi nel capitale Mediaset con il 3,5% a fronte di una pari quota di Mediaset nel capitale di Vivendi. Il finanziere bretone ha poi cambiato idea e carte in tavola ad accordo siglato, proponendo invece di rilevare solo il 20% di Mediaset Premium e – pur confermando l’incrocio di partecipazioni – pretendendo di salire fino al 15% di Mediaset nell’arco di tre anni. La scorsa estate i toni dello scontro si sono alzati e il gruppo Berlusconi ha deciso di adire alle vie legali sia in sede civile sia in sede penale. Ora il blitz a sorpresa del finanziere che mette in difficoltà il gruppo Mediaset e coglie in contropiede la politica su uno dei temi – le televisioni – che più le sta a cuore. Una mossa rapace e furba che sulla carta dà un grande vantaggio tattico a Bolloré, che ha già mostrato di sapersi prendere ciò che vuole senza chiedere il permesso a nessuno, come dimostra la vicenda di Telecom Italia. E questa mossa – per la strategicità di Mediaset e della stessa Telecom – ha tutta l’aria di essere uno scacco al re molto difficile da parare, specie con un governo che nasce debole.

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