Nel 1973 le Nazioni Unite fecero dell’apartheid un crimine contro l’umanità. Lo stesso anno, proprio il Sudafrica divenne la sede del primo stabilimento Bmw mai attivato al di fuori dei confini tedeschi, quello di Rosslyn. Sobborgo di Pretoria in cui viveva (e vive tuttora) molta gente di colore, di cui una parte nel corso degli anni ha trovato impiego proprio nella fabbrica “straniera”. Che pian piano è entrata nel tessuto sociale, coinvolgendo migliaia di famiglie. Al punto che oggi, chi abita da quelle parti ti dice che senza i tedeschi la vita sarebbe molto più dura.

Perché in 43 anni non si sono limitati a produrre auto, ma si sono preoccupati anche della salute psico-fisica degli operai e delle loro famiglie. Si chiama “invesimento sociale”, e in realtà sarebbe un obbligo (per tutti) soprattutto dal punto di vista morale. Fatto sta che a Rosslyn si curano le persone, nella mente e nel corpo: c’è un Health Centre all’interno dell’impianto che lavora 24 ore su 24, con due medici generici e otto infermieri in grado di trattare sia malattie in fase acuta che cronica. Nondimeno, ad alternarsi, ci sono anche dentisti, fisioterapisti, dietologi e farmacisti. Esiste pure una palestra ben attrezzata, con due tecnici sempre a disposizione dei dipendenti.

Ce n’è quasi per tutti, insomma. Ma l’accento più grande è quello sulla prevenzione: vengono effettuati screening continuativi e periodici su salute mentale, cancro ai polmoni, corretta nutrizione e cardiologia, e praticate vaccinazioni di diverso tipo a tutti i dipendenti e ai loro figli.

E poi c’è il grande “flagello” nato proprio in Africa: il virus HIV, quello che porta l’AIDS. Forse perché esplosa a inizio anni ’80, in periodo di piena espansione per la fabbrica e dunque potenzialmente deflagrante anche per i suoi interessi, ma a questa malattia tra le mura di Rosslyn è sempre stata riservata un’attenzione particolare. Controlli periodici, test gratuiti, psicologi a disposizione h24 per sensibilizzare e aiutare a prevenire.

Il risultato, oggi, è tutto nei numeri: “all’interno dello stabilimento i dipendenti sieropositivi sono lo 0,89%, contro una media nazionale sudafricana che invece si attesta intorno all’11%“, fanno sapere dalla Bmw.

Ma c’è un altro aspetto, infine, che colpisce in questa fabbrica. E ancora una volta non è la produzione di auto in senso stretto. Bensì l’energia che viene usata per essa. Rinnovabile al 100%: per ricavarla vengono utilizzati gli escrementi degli animali, o meglio i biogas da questi ottenuti, che alimentano un motore in grado di generare energia elettrica. Non direttamente in fabbrica, ma grazie alla partnership con l’azienda locale Bio2Watt che funge da provider, e che la stessa Bmw ha agevolato nelle trattative col governo sudafricano per l’allaccio alla rete pubblica. Così, circa un terzo del fabbisogno energetico dell’impianto è coperto dalla natura. Ah già, ci sono anche le macchine. Ma è facile dimenticarsene.

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