LA RAGAZZA DEL TRENO Con Emily Blunt, Haley Bennett, Rebecca Ferguson. (Usa, 2016) Durata: 112’. Voto 1/5 (DT)

10 milioni di copie del libro vendute nel mondo, La Ragazza del treno diventa un film e deraglia spaventosamente dalle parti del ridicolo. Se questo non è il titolo più brutto della stagione 2016 poco ci manca. Rachel, alcolizzata, cacciata dal lavoro, divorziata dal marito che la tradiva, continua ossessivamente, tutti i giorni, a passare con il treno sulla Hudson Line, poco fuori New York, davanti alla villetta dove abitava e dove ora abita l’ex marito con la nuova compagna e la bimba neonata. La donna si “distrae” spostando lo sguardo ossessivo sulla coppia perfetta di quasi vicini, il duo Scott/Megan, distanti pochi metri dalla casa dell’ex marito. Anche qui però un bel giorno scopre che Megan tradisce il consorte con uno psicologo dal nome arabo che nel doppiaggio italiano parla spagnolo. Ancora dopo, o forse prima, o durante, o chissà quando, Rachel si risveglia tutta emaciata e sanguinante, e scopre che Megan è sparita. Passo successivo (ancora!) Megan viene trovata morta, Rachel stalkerizza l’ex marito, la compagna e la neonata, e pure Scott, finendo come sospettata dalla polizia per la morte di Megan.

Il garbuglio di trama, sicuramente sviluppato meglio nel libro (che non abbiamo letto, quindi lo speriamo), è una continua agonia drammaturgica, di senso, ambientazione, e dimensione temporale stressata e vilipesa. D’accordo, il gioco sta nelle amnesie della protagonista provata dagli accadimenti a lei sfavorevoli. Ma gli sguardi sul mistero e l’attesa agnizione si ribaltano nella peggio schizofrenia di chi non sa che strada prendere nel rappresentare un testo. Gli attori poi, soprattutto le tre donne, sbracano in overacting demenziali. La Blunt se non frenata da buoni registi (Villeneuve in Sicario ad esempio), rischia di essere Razzie Award tutta la vita. Ne La Ragazza del treno strabuzza gli occhi, barcolla e vaneggia come se interpretasse il peggior teen movie post sbornia da college. Difficile seguire il racconto con attenzione. Improbabile trovare un appiglio nel thriller che andrebbe costruito. Impossibile legarsi al ballonzolare degli eventi anche per una delle più dannose e inappropriate colonne sonore di Danny Elfman.