Il M5S subisce un tracollo nei sondaggi dopo il caos su Roma. Secondo un sondaggio Swg pubblicato da Il Messaggero, il Movimento 5 Stelle perde 4,4 punti percentuali in una settimana. Questa tendenza è confermata da altri tranne l’istituto Piepoli.

Una caduta, certo, ma poteva perfino andare peggio. Ad aiutare il M5S nel limitare i danni c’è stato l’accanimento della stampa. La sfiducia degli italiani nei media tradizionali è così grande che gli attacchi di stampa e tv rafforzano il M5S invece di indebolirlo. Questo in realtà non avviene sono in Italia, è una tendenza che vediamo in molti Paesi sviluppati. Negli Stati Uniti solo il 6% dichiara di avere fiducia nei media, quegli stessi media che, attaccandolo da mattina a sera, hanno fatto grande Donald Trump.

A confermare questa mia analisi (già proposta a seguito della vittoria della Raggi a Roma), arriva una sondaggio Ixé per Agorà, che rivela che il 46% degli italiani ritiene che i problemi della Giunta Raggi derivino dall’accanimento dei poteri forti. Percentuale che quasi raddoppia (84%) tra gli elettori del Movimento 5 Stelle. Cosa che si traduce dunque in una bassa emorragia di voti.

La base del M5S è compatta proprio grazie agli attacchi dei media tradizionali, verso i quali non c’è fiducia perché mossi dai poteri forti. In questi mesi per “poteri forti” si intende la lobby delle Olimpiadi.

Ma se non sono stati i giornali ad assestare il colpo al M5S, chi è stato? Ad aver individuato la strategia più efficace è stato Matteo Renzi. Uno che di comunicazione ne capisce molto. Come rivela Martini su La Stampa, Renzi non vuole che il Pd acceleri la crisi del M5S, convinto che convenga di più il logoramento progressivo della Raggi. Il segretario – premier ha confermato questa strategia ieri alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia, dove ha detto: “Io sono sinceramente dispiaciuto per ciò che avviene a Roma… noi non dobbiamo scendere al loro livello. Noi non godiamo di disgrazie altrui. Da presidente del Consiglio confermo la disponibilità di lavorare con Virginia Raggi”.

Per l’avversario del M5S non deve essere facile non cedere alla tentazione di infierire in questo momento. Ma la strategia che sta funzionando è proprio quella proposta da Renzi è: lasciamoli fare, si stanno incartando da soli. Se invece noi li attacchiamo, sembra una diatriba politica e perde di efficacia. Il Pd non ha la credibilità per attaccare il M5S su avvisi di garanzia o indagini. Faremmo il loro gioco.

Inoltre, in tutta questa situazione il Pd non riesce a raccoglie il voto che esce dall’M5S. Infatti i dem crescono appena dello 0,6% arrivando al 31%. Sono voti che tornano all’astensionismo, facili da riprendere. Al M5S basterà rimettersi in carreggiata per recuperare gradualmente i punti persi.

Al contrario di Renzi, a sbagliare è la lobby delle Olimpiadi, che attacca il M5S servendosi dei giornali.

L’accanimento dei media ha fatto sorgere in tanti il dubbio che fosse tutto inventato. Come ha detto Paolo Natale, docente di Scienze Politiche a Milano e collaboratore di Ipsos, la stampa quando si occupa di 5 stelle «esagera». Un’esagerazione che – data la sfiducia nei mezzi di informazione di cui abbiamo parlato – lascia il pubblico scettico.

Chi sperava nell’estinzione del M5S, magari perché suggestionato dall’esagerazione dei media, sarà deluso. Il M5S scomparirà solo quando qualcuno di importante sarà beccato a rubare. Nulla di simile a ciò che vediamo oggi. Inoltre, gli assessori al centro delle polemiche non sono neanche 5 Stelle, sia perché non sono stati eletti (come è normale che sia), né come spirito.

Basta vedere che a pochi minuti dalla revoca della sua nomina ad assessore al bilancio, De Dominicis si è subito scagliato contro il codice etico del M5S definendolo “frutto di improvvisazione e di opportunismo”.

Forse, proprio in questa distanza dall’ideologia del M5S da parte di alcuni assessori scelti risiede il problema di fondo della Giunta Raggi. Ma questa è un’altra storia.

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