I fabbricati storici sono tutti vulnerabili. Non è così. Dipende dal tipo di materiale usato e dalla tecnica di costruzione. E questo dipende a sua volta dal periodo storico (il dopoguerra, ad esempio, è stato caratterizzato da decenni di costruzioni estremamente povere) e dalla collocazione della città, dal materiale costruttivo quindi presente nei dintorni. Nel caso di Amatrice, come all’Aquila, molte case sono state realizzate con pietrame di pezzatura, che è un pessimo materiale edilizio: è irregolare, non quadrato. Il materiale legante pure era di pessima qualità. “In tutta quella zona poi – spiega Camassi – i solai che una volta erano in legno sono stati modificati in cemento armato, facendo diventare le strutture più rigide e pesanti”. Tutto dipende quindi dall’edilizia tradizionale dei centri storici. “Nel 1999 ad esempio – continua il sismologo – sono stato in Turchia dopo il tremendo terremoto che colpì l’area di Izmit. Fu di 7,4 gradi della scala Ritcher. C’erano vecchie costruzioni di mattoni crudi e telaio in legno che erano rimasti in piedi, accanto a palazzi di cemento armato crollati”.

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