Cultura

Il castello di Canossa è salvo (per ora). Ma le rocche di Matilde restano in crisi: pochi soldi, aperture a singhiozzo e gestioni separate

La Regione evita il rischio di chiusura per la fortezza davanti alla quale Enrico IV chiese perdono a Gregorio VII. Ma l'area che va da Carpineti a Rossena fino a Sarzano resta da risollevare, con privati e enti a caccia di risorse. Parma e Piacenza: "Prendete esempio da noi, il nostro sistema funziona"

di Silvia Bia
Il castello di Canossa è salvo (per ora). Ma le rocche di Matilde restano in crisi: pochi soldi, aperture a singhiozzo e gestioni separate

Il grido d’aiuto non è rimasto inascoltato: il castello di Canossa, che a causa dei tagli a inizio anno rischiava la chiusura, verrà salvato dalla Regione Emilia Romagna, che stanzierà quasi 300mila euro per la riqualificazione del sito e per fermare il dissesto idrogeologico, in attesa che intervenga lo Stato. A minacciare l’antica fortezza della contessa Matilde dove nel 1077 l’imperatore Enrico IV si umiliò davanti a papa Gregorio VII per ottenere il suo perdono, l’erosione del terreno – che tra frane e smottamenti compromette la tenuta del monumento – e un cambio di gestione dovuto alla scomparsa delle province con il nuovo anno. Un pericolo scampato, visto che delle risorse regionali, 15mila euro serviranno proprio a prorogare il contratto con la cooperativa che si occupava di biglietteria e visite guidate almeno fino all’estate, quando Canossa passerà sotto la direzione statale. Gli altri fondi serviranno a valorizzare l’area e a salvare dall’avanzata dei calanchi il maniero che ogni anno attira 20mila visitatori da tutta Europa. La Regione inoltre ha preso contatti con il ministero dei Beni culturali, che si è impegnato a inserire Canossa nei 15 siti di interesse nazionale che saranno gestiti da Roma. “Siamo contenti, perché il nostro comune è piccolo – commenta il sindaco Luca Bolondi, che per primo aveva lanciato l’allarme – Dal nostro bilancio non riusciamo a tirare fuori tutte le risorse che servirebbero”.

L’idea della Regione ora però è quella di cercare di risollevare anche tutta l’area matildica. Perché se Canossa è salva e continuerà a essere un’attrattiva turistica, lo stesso non si può dire dell’intero patrimonio fatto di rocche, torri e fortificazioni nel Reggiano. A Carpineti, per esempio, il contratto per la gestione della pieve di San Vitale e del castello è scaduto come quello di Canossa e ora i monumenti sono chiusi, anche se l’amministrazione ha garantito che riapriranno per la stagione estiva.

Sparsi tra l’Appennino reggiano e la via Emilia poi ci sono altri gioielli matildici, come il castello di Rossena e la torre di Rossenella, il castello di Bianello e quello di Sarzano, tutti a gestioni miste e aperture più o meno a singhiozzo, con privati o enti locali come proprietari che lottano per trovare risorse per mantenere gli edifici e renderli accessibili ai turisti. “In questo momento di crisi è d’obbligo ragionare sul tema del turismo per sfruttarlo fino in fondo – continua Bolondi – Speriamo che questa presa di coscienza sull’importanza di Canossa serva anche a fare un discorso di rete sul territorio, a creare percorsi tematici e richiamare visitatori”.

Un intento che i comuni reggiani finora non sono riusciti a portare avanti, a differenza delle province vicine, dove fortezze e residenze storiche sono riunite nell’associazione Castelli del Ducato di Parma e Piacenza, con un marchio in grado di richiamare complessivamente

che ora punta a competere perfino con i castelli della Loira o le ville palladiane venete, con un progetto in cui è coinvolta anche la Regione. “Il nostro modello funziona e non ha costi eccessivi – spiega a ilfattoquotidiano.it Domenico Altieri, sindaco di Fontanellato e vicepresidente dell’associazione – Abbiamo una card per sconti e facilitazioni, e un programma di iniziative comuni, che comprendono anche la gestione e la promozione, in collaborazione con enti e aziende locali. I benefici arrivano a tutto il territorio, perché abbiamo calcolato che in media un turista spende 75 euro nelle zone che visita”.

Una possibilità per i siti matildici potrebbe essere proprio quella di diventare il terzo fulcro provinciale dei Castelli del Ducato, che esiste già dal 1999, per potere arrivare a un sistema di castelli emiliani in grado di rappresentare l’Emilia Romagna anche all’estero. Al tempo della fondazione Reggio Emilia non era entrata nel circuito, ma ora i tempi potrebbero essere maturi per unirsi a Parma e Piacenza. “Mantenere e rendere attrattivi castelli e residenze storiche richiede risorse e impegno – ha confermato Altieri – Noi vogliamo puntare all’area vasta perché abbiamo visto che insieme i risultati si possono ottenere, e nel sistema dei Castelli del Ducato potrebbero sicuramente rientrare anche quelli matildici: sarebbe un arricchimento per tutti”.

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