alfieriE’ uscito recentemente un libro necessario, che mi va di segnalare ai lettori; è di Alessandro Alfieri e si intitola Musica dei tempi bui. Nuove band italiane dinanzi alla catastrofe (Orthotes editrice). Il libro parla della musica di alcuni selezionatissimi gruppi nati nei tormentati ultimi anni italiani; i principali di cui si occupa sono Il Teatro degli orrori, gli Offlaga Disco Pax, Le luci della centrale elettrica, I Cani, Il Pan del diavolo e i Ministri. L’autore è uno studioso di Estetica dell’università la Sapienza di Roma, attento osservatore dei fenomeni sociali e dell’arte nella società di massa.

Alfieri compie un percorso concepito in categorie filosofiche, che a lui servono per descrivere lo stile di ciascun gruppo antologizzato, in rapporto alla crisi sociale. Ciò che l’autore chiama “catastrofe” investe i rapporti interpersonali, i sogni e i progetti possibili, umani e professionali, sin dagli anni Zero. Si va dall’espressionismo aggressivo del Teatro degli orrori alla trasfigurazione “romantica” e spesso malinconica de Le luci della centrale elettrica, in un percorso che porta all’accettazione matura dei Ministri, e che quindi approda in chi quasi sublima la catastrofe e la fa diventare forma d’arte.

Perché è un libro necessario? Perché se una delle caratteristiche principali dell’arte è descrivere, con un codice diverso da quello del mondo, la realtà che ci circonda, facendocela comprendere meglio e mostrandocela da un altro punto di vista, questa peculiarità è esponenziale nel caso della canzone, “oggetto artistico” quotidiano e orizzontale. Allora sarà necessario occuparsi di quegli autori la cui esigenza creativa è caratterizzata dalla rappresentazione artistica del mondo che abitiamo. La canzone però è declinabile in diversi generi: così, mentre il pop si accontenta di costruire un prodotto che possa funzionare per l’acquirente medio, la musica d’autore tende a descriverci con “poetico realismo” (tenendo presente l’intero potenziale metaforico di queste due parole).

Allora, se quasi tutti i grandi media sono evidentemente sbilanciati verso la musica pop, le opere critiche che si occupano dell’“altra parte” diventano estremamente preziose, ancor di più quando descrivono scientemente una fenomenologia del doppio filo che lega l’esigenza creativa al mondo che circonda gli artisti. Questo Musica dei tempi bui lo fa, chiedendo uno sforzo al lettore attento, senza ammiccamenti, senza strizzare l’occhio e senza berciare con ipocrisia di “magnifiche sorti e progressive”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Sting e Peter Gabriel, un tour insieme dal prossimo 21 giugno: “Proporremo molti brani, la gente vuole sentire le canzoni per le quali siamo famosi”

next
Articolo Successivo

Primavera Sound Festival 2016, un cast stellare: dai Radiohead a Brian Wilson (che eseguirà tutto Pet Sounds)

next