Lo Stato francese comprerà 14 milioni di azioni della Renault, portando la sua quota di capitale dal 15% al 19,7% e diventando primo azionista della casa automobilistica: lo hanno annunciato l’8 aprile i ministri Michel Sapin (Finanze) ed Emmanuel Macron (Economia). Una decisione che ha mandato su tutte le furie Carlos Ghosn, il numero uno del marchio e dell’Allenza Renault-Nissan, il quale ha convocato ieri un’assemblea eccezionale che aveva come ordine del giorno “l’assetto proprietario di Renault e le sue conseguenze sull’Alleanza”.

Lo stringato comunicato stampa diffuso al termine dell’assemblea sottolinea che “la continuità e il successo dell’Alleanza sono fondati fin dalle origini, nel 1999, sull’equilibrio delle partecipazioni”, e infatti oggi lo Stato francese e Nissan posseggono il 15% del capitale ciascuna. “La solidità del partenariato tra le due società è alla base dei successi dell’Alleanza, di cui hanno direttamente beneficiato i due partner”, dice la Renault, motivo per cui “il consiglio di cmministrazione chiede che sia mantenuto l’equilibrio tra i due principali azionisti di Renault in occasione della prossima assemblea generale, o ripristinato dopo quest’ultima”.

Ma perché il governo francese ha deciso di acquistare nuove quote in Renault proprio ora, con una spesa stimata fra gli 814 e i 1,232 milioni di euro? Perché vuole impedire agli altri azionisti di bloccare il raddoppio dei suoi voti: una legge antispeculazione, chiamata “legge Florange”, approvata il 29 marzo 2014 dallo stesso governo Valls, dà infatti a chi possiede azioni da più di due anni un diritto di voto doppio rispetto agli altri azionisti. Il raddoppio dei voti è automatico, a meno che i due terzi dell’assemblea non decida di mantenere la vecchia regola “un’azione, un voto”. Poiché Nissan non ha diritto di voto, con il 19,7% delle azioni lo Stato controlla il 23,2% dei voti disponibili, che – in assemblee in cui si supera raramente la presenza del 70% degli aventi diritto – bloccherà probabilmente la mozione contraria. Il ministro Macron ha dichiarato che una clausola con Deutsche Bank, tramite cui lo Stato acquista le quote, gli permetterà di rivendere il 4,7% delle azioni dopo il 30 aprile, dopo cioè che gli saranno servite per fare passare l’opzione del doppio voto.

La legge Florange servirebbe, come recita la nota ufficiale del ministero dell’Economia, a “riconquistare l’economia reale” e a “spingere gli azionisti a mantenere le loro quote e quindi a meglio contribuire allo sviluppo dell’impresa”. Una legge considerata “di sinistra” che il governo non può permettersi di non applicare proprio nelle aziende in cui lo Stato è azionista. “Questa operazione è perfettamente conforme alla nuova dottrina dello Stato azionista, che consiste nell’avere una gestione attiva del suo portafoglio”, si legge nel comunicato stampa ministeriale, “per proteggere i suoi interessi a lungo termine, che sono gli stessi di tutti gli azionisti a lungo termine, in particolare dei dipendenti di Renault”.

La dimostrazione di forza dello Stato, però, mette in grave difficoltà Renault, perché difficilmente la Nissan accetterà che il suo azionista di maggioranza (Renault possiede il 44,3% di Nissan) sia controllato dallo Stato francese: la mossa indispettisce senza dubbio il costruttore giapponese, che “potrebbe esigere un rafforzamento del suo peso nell’Alleanza, anche abbassando la partecipazione di Renault al di sotto del 40% tramite una cessione di titoli”, scrive Maxime Amiot su Les Echos. Per minimizzare la portata della mossa, il ministro Sapin ha intanto dichiarato su France Inter che “lo Stato non ha assolutamente né il potere né la volontà di prendere il potere” in Renault, ma solo di “difendere gli interessi dei francesi”, e il ministro dell’Economia ha dichiarato giovedì su Public Sénat che “Ghosn ha la piena fiducia del governo”.

Nella foto in alto, Carlos Ghosn e il ministro Emmanuel Macron