Come tutte le favole, quella del 31enne Niccolò Falcone parte da un momento non facilissimo. L’ingresso all’ufficio legale del Comune di Venezia gli è costato la rinuncia all’albo degli avvocati. In cambio ha ricevuto sì un posto di lavoro scenograficamente incomparabile (l’ufficio si trova a palazzo Farsetti, affacciato proprio sul Canal Grande nel sestriere di San Marco) ma altrettanto precario.

Nel 2014 una pubblicità dal web lo porta a partecipare ad un torneo di Monopoli (o Monopoly, come ormai si chiama anche da noi). Oggi, al suo ottantesimo anno di età, è il gioco da tavolo per antonomasia. Quella che era una passione coltivata fin da bambino, ha spinto Falcone a partecipare inizialmente ai campionati regionali in Friuli. Accompagnato da due amici, la “vacanza” è diventata vittoria, alla quale è seguita quella dei nazionali a Milano, ad aprile. Tra “società elettriche”, “tasse”, “prigioni” e “vicoli stretti” è riuscito ad avere la meglio su circa 2000 avversari. Poi Hasbro, il gigante globale titolare anche dei Trasformers, e detentore dei diritti di distribuzione, lo ha invitato in Cina per i Campionati Mondiali.

E un po’ d’Europa l’ha trovata anche lì Falcone, in quella Macao da pochi anni ex-colonia portoghese e ancora di lingua lusitana, incontrando nell’ultimo faccia a faccia della finale il norvegese Bjørn Halvard Knappskog, già campione del mondo nel 2009. Nella partita per il titolo erano al tavolo anche il giapponese Tsutomu Doita e lo statunitense Brian Valentine. Ventisette erano i paesi a partecipare a incontri da tre round da un’ora. I migliori 16 giocatori sono passati alla semifinale dopo la prima fase passando a 75 minuti. Falcone è riuscito a “mandare in rovina” il norvegese in soli 47 minuti, puntando tutta la sua strategia sulle “ferrovie”. La posta in palio? 20.580 dollari americani, l’equivalente del minidenaro disponibile in una scatola di Monopoly.

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