La cura è il movente grazie al quale una formidabile rete di interessi si conciliano ed evolvono spesso in cartelli industriali che succhiano soldi oltre il lecito. La salute è un affare e le corsie degli ospedali purtroppo restano i presidi dove si scambiano carriere, si nutrono clientele, si impegnano quattrini in nome della vita. L’Aifa, Agenzia italiana del farmaco, fu creata proprio per restituire la fiducia degli italiani nella sanità pubblica, ripulire le stanze dall’odore delle mazzette delle industrie farmaceutiche, e voltare pagina dopo l’era di Duilio Poggiolini.

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Ieri l’Aifa ha provveduto a ritirare dal mercato due lotti di un vaccino anti influenzale, decisione presa dopo tre morti sospette. Si apre così il capitolo dei controlli e soprattutto delle connessioni che l’industria del farmaco, lobby aggressiva e dal potere economico enorme, ha con coloro che devono accogliere o respingere un prodotto e soprattutto il costo di una singola confezione. È di queste settimane l’indagine aperta dall’Antitrust sul costo di un farmaco anti tumorale imposto da un cartello di aziende. È vero che l’Italia riesce a imporre rispetto a molti altri Paesi europei prezzi in media più bassi, ma è anche vero che il nostro Stato finanzia, attraverso le sue università, la ricerca farmacologica nella sua fase più onerosa.

Ed è certo che le industrie dirigono il loro investimenti verso i target ricchi, lasciando i Paesi poveri, e la vicenda del virus ebola è uno scandalo che grida vendetta, al loro destino. È bene sapere ogni cosa e convincersi che le industrie del farmaco badano unicamente al fatturato. Mentre l’Aifa (che incidentalmente ha la sua sede vicina a quella di Farmindustria) deve ricordarsi che è un’Autorità di garanzia con l’unico inderogabile dovere di tutelare la salute dei cittadini.

il Fatto Quotidiano, 28 Novembre 2014

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