L’obiettivo dichiarato è incassare dalla vendita delle caserme e degli altri immobili della Difesa 220 milioni di euro l’anno prossimo e 100 nel 2016. Ma i precedenti non fanno ben sperare. Così ora il governo studia modifiche delle norme mirate a ingolosire i potenziali acquirenti. Un emendamento dell’esecutivo alla legge di Stabilità, presentato in commissione Bilancio della Camera, prevede infatti che al fine di “garantire il buon esito delle procedure di dismissione degli immobili in uso” siano “semplificate” le procedure delle aste e “ridotti del 50% i termini” dei procedimenti previsti per le aste, per l’accettazione del prezzo di vendita con trasmissione della caparra e per il rogito dal notaio. Per gli alloggi di pregio si prevede la possibilità di applicare le procedure di vendita all’asta ”dinamica all’incanto” – cioè con aggiudicazione immediata al miglior offerente – per evitare di dover emanare nuovi bandi in caso di aste andate deserte. Novità che si inseriscono nel quadro di un mercato immobiliare stagnante e di un processo di privatizzazioni che (come segnalato più volte anche dalla Commissione europea) procede a rilento. E con l’ombra degli scarsi risultati ottenuti in passato: l’ultimo tentativo è finito ingloriosamente, nel gennaio 2013, con la revoca del bando grazie al quale Palazzo Chigi contava di affidare a fondi immobiliari terreni e caserme per un valore di 1,32 miliardi di euro.

La proposta di modifica fa parte di un pacchetto di tre emendamenti presentati dal governo, che ha anche incassato il via libera a quello che introduce le misure aggiuntive” per un totale di 4,5 miliardi di euro promesse alla Commissione Ue per ridurre il deficit 2015 di più di 0,3 punti percentuali di Pil. Come è noto 3,3 miliardi arriveranno dal fondo taglia tasse, 500 milioni dalle risorse per il cofinanziamento nazionale dei fondi strutturali comunitari e il resto dall’estensione del meccanismo della dell’inversione del pagamento dell’Iva.

Il pacchetto governativo comprende anche una stretta sui contratti a termine sottoscritti da Agenzia industrie difesa, l’ente controllato dal ministero che si occupa di “gestire le unità produttive e industriali” della Difesa. Le spese per contratti a tempo determinato dovranno essere ridotte del 60% e solo un terzo di quelli in essere sarà prorogato per un anno, “con un risparmio di 1 milione di euro”. Un altra richiesta di modifica riguarda le Camere di commercio, la cui “cassa”, in base a un articolo del ddl di Stabiltà, deve essere trasferita alla Tesoreria unica del ministero dell’Economia. L’emendamento stabilisce che il termine per farlo slitti da gennaio a febbraio 2015 per permettere di “assumere le necessarie misure organizzative”.

Un emendamento riformulato dal relatore Mario Guerra (Pd) e approvato dalla commissione Bilancio chiede poi la soppressione dei tagli agli Istituti italiani di cultura all’estero. Al mancato risparmio dovrà far fronte il ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale.

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