Ivan ArlottaStavolta non si tratta di un talento sconosciuto, neanche Letizia Di Martino in fondo lo era (ve ne ho parlato un paio di post addietro). Letizia ha il suo trascorso, per lei spero che arrivi il grande pubblico. E vorrei che il grande pubblico arrivasse per Ivan Arillotta (magari Ivan confida nell’esatto contrario, mi voglia perdonare, nda).

Ivan scrive da anni, è giovane, ma ha fatto moltissime cose, fondato e diretto blog letterari (questo ad esempio: http://www.unonove.org/), curato collane editoriali, sempre progetti di nicchia, belli, coraggiosi, tuttavia ingrati, perlomeno per la platea a cui dovrebbero destinarsi. Siamo troppo pochi a sapere che esistono. A sapere che esistono enormi verità concentrate negli aforismi di Ivan (malgrado lui intenda spacciarli per guai o sciocchezze); io li chiamo aforismi invece, incontrati, letti e apprezzati soltanto nei social, fino ad ora. E tutte le volte ho pensato: questa è materia per un saggio, dovrebbero finire in un libro, vanno oltre persino la concezione noiosa del trattato engagé a cui siamo stati abituati. Lui è un filosofo davvero, cioè è laureato in filosofia, solo che lo è sul serio. Leggo le sue cose e penso: hai detto tutto, in talmente poche parole. Ossimori esistenziali, già, lui le definisce estensioni di inezie. E invece siamo noi, tutti per intero, miserrimi, nelle nostre contraddizioni, certo poi le chiamiamo fragilità o crudeltà, noi portatori di saggezze eterne, ma non consapevoli ahimé, non governate, di norma.

Così Ivan ci apre gli occhi, riferisce intorno alla condizione umana, ed è la più ridicola, la più drammatica per questo. Risultato: non esiste alcun epica nel genere umano, è un fatto. Ogni scrittore riferisce intorno al genere umano, direte, ognuno con una folgorazione, un’ossessione da mettere a tacere. Dunque Ivan utilizza il paradosso o la tragica leggerezza del narratore di razza. Si misura col breve tratto, lì riassume egregiamente, nel breve tratto (niente di più complicato che la leggerezza nel breve tratto). Surreale divertissement è stato definito il suo recente libro, “Comprendersi è una specie rara di incidente” (Ottolibri edizioni), dove raccoglie dialoghetti esistenziali per l’appunto, in realtà verità terrificanti, talmente da risultarne delizioso l’effetto a margine (siamo così patetici? Exactement). Inezie? Può darsi, quasi fossero concepite per uscire da quel libro ed entrare in un copione da teatro. Inezie che si prestano al dramma, a un vaudeville, al saggio accademico, tutto insieme. Non so, ci siamo persi qualcosa, forse, lasciando che il talento di Ivan (ma ne ho incontrati altri, come vi dicevo) rimanga edicola di nicchia. Mi sembra uno spreco di pagine tutto intorno, mentre esistono alcuni pensatori eccellenti, ancorché giovani, pensatori, scrittori con le loro verità che restano piuttosto custodite e rivelate a pochi.

La verità nella narrazione, intendo, e alcuni dettagli sulla nostra esistenza. Ci sono grandi autori, altroché, e ce ne sono ancora che aspettano solo di essere riconosciuti. Non sono parolone. E’ un auspicio a tutti gli effetti.

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