E’ uno dei giovani rampolli di Cosa Nostra, Domenico Palazzotto,classe 1985. Se lo cerchi su Facebook non compare il suo nome, ma da un’inchiesta de “L’Espresso” risulta che i nuovi boss della mafia siano presenti sui social network sotto falso nome, e ostentino le loro vite tra lusso, battute sulle forze dell’ordine, e quell’orgoglio di far parte della “cupola”.

Palazzotto è stato nominato a capo della famiglia mafiosa del quartiere Arenella, i re del narcotraffico degli anni sessanta e settanta. “Lo zio di mio padre si chiamava Paolo Palazzotto, ha fatto l’omicidio del primo poliziotto ucciso a Palermo. Lo ha ammazzato lui Joe Petrosino, per conto di Cascio Ferro”. Sospettava di essere intercettato il bel rampollo, ma non si tirava indietro dal vantarsi sulle sue imprese e quelle famigliari svelando un segreto rimasto tale per oltre 100 anni. Nelle foto che lo ritraggono si nota un bel ragazzo, amante della bella vita, che arricchiva le sue foto sui social con frasi del tipo: “Beati coloro che verranno perseguitati dalla giustizia, perché di essi sarà il regno dei cieli”(Il Vangelo secondo Matteo) probabilmente dedicato a Matteo Messina Denaro. Postando foto di gamberoni, champagne e aragoste scrive: “Alla faccia di quei quattro cornuti e invidiosi”.

Aggiorna tutta la sua vita il giovane Palazzotto. Se vai indietro nella cronologia nell’ottobre 2012 un suo amico pubblica un video in cui urla: “Il padrino sono io” e pronta la sua risposta: “Vabbè, l’originale sono io”, ribadisce Domenico Palazzotto. Non ha vergogna di far capire di far parte del sistema. Tra le varie discussioni in bacheca c’è chi gli chiede “lavoro” e se c’è la possibilità di inviare un curriculum e lui afferma“Si, frate, dobbiamo valutare i precedenti penali, incensurati non ne assumiamo”. Battute tra ragazzi si direbbe, certo, ma questi ragazzi sono i nuovi boss mafiosi.
Palazzotto era arrivato al vertice della famiglia da qualche mese, dopo l’arresto del cugino Gregorio. Anche Gregorio è un mafioso moderno e su Facebook scriveva: “Non fanno paura le manette ma chi per aprirle si mette a cantare”
Sempre dall’inchiesta del “L’Espresso” un altro nome di spicco, Salvatore D’Alessandro, lanciava i messaggi attraverso il più famoso social network: “Io non voglio cancellare il mio passato, xché nel bene e nel male mi ha reso quello che sono oggi. Anzi ringrazio a chi mi ha fatto scoprire l’amore e il dolore, chi mi ha amato e chi usato. Chi mi ha detto saremo sempre insieme. Credendoci ho chi invece l’ha fatto X i suoi sporchi comodi. Io ringrazio me stesso X avere trovato la forza di rialzarmi e andare avanti”. Scopre nel 2013 di essere nel mirino degli investigatori e il suo sfogo social è: “La gente nn finisce mai di mettermi infamita xche sn solo invidiosi della mia persona. Mi potete mettere tutte le infamita di questo mondo e mi potete invidiare quanto volete ma me la sento solo s… Hahahaaaaaa. siete solo pezzi di merda cornuti sbirri e buttane”.
L’operazione Apocalisse, avvenuta lo scorso giugno, è stata uno dei più grandi attacchi dello Stato a Cosa Nostra recenti: 79 persone in carcere, 13 ai domiciliari e 4 allontanati da Palermo. I clan erano tornati a imporre a tappeto il pizzo, a negozi e cantieri edili.
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